Siamo entrati in una congiuntura storica difficile e complessa. È compito arduo ricostruire il puzzle ed azzardare previsioni quando si susseguono, a distanza di così poco tempo, eventi come la guerra siriana, la crisi di Crimea, l'ascesa dell'ISIS, la Brexit. Aggiungeteci il tentativo - fallito - di un golpe militare in Turchia, dove uno come Recep Tayyip Erdogan è al comando del secondo esercito per effettivi (oltre 500mila) nella Nato e di un paese strategico come quello turco.

Ed avrete una matassa faticosamente sbrogliabile.

Però, mentre ci barcameniamo in questo bel pasticcio, alcuni tasselli del mosaico si incastonano tra loro senza troppi problemi. Era vaticinabile, ad esempio, la più ovvia delle conseguenze del velleitario putsch ordito da una parte delle forze armate turche: cioè la deriva autoritaria che avrebbe assunto il già poco democratico governo di Erdogan.

D'altronde già venerdì scorso, mentre i jet militari sfrecciavano su Istanbul e una bomba cadeva sul parlamento di Ankara, colui che oggi viene indicato come il "sultano" aveva promesso che i responsabili avrebbero "pagato un caro prezzo".

Migliaia di arresti e liste nere

Ad appena due giorni dal tentato colpo di stato, il numero degli arrestati in Turchia è salito ad oltre 7.500 membri tra esercito e rappresentanti della magistratura, secondo Russia Today.

Ma la lista pare destinata ad allungarsi, come ha sottolineato lo stesso Erdogan: "Continueremo a ripulire gli organi dello stato da questo virus diffusosi e che, come un cancro, ha sfortunatamente avvolto il paese".

Per ora comunque gli arresti e le retate stanno andando benissimo, anche troppo. Per la verità stanno proseguendo con puntualità e precisione tali che qualcuno ha anche ipotizzato l'esistenza di liste nere da prima del golpe.

A dichiararlo, come riporta Reuters, è stato Johannes Hahn, il Commissario europeo per la politica di vicinato ed i negoziati per l'allargamento nella Commissione: "Sembra che fosse stato preparato. Le liste erano disponibili, il che vuol dire che queste retate erano programmate e queste liste pronte ad essere usate al momento opportuno".

Nelle ultime ore si è dibattuto molto se il colpo di stato risalente a venerdì scorso fosse genuino oppure preparato a tavolino: in molti hanno optato per la seconda interpretazione, proponendo come parallelo l'incendio doloso del Reichstag tedesco nel 1933 che permise ad Hitler di arrestare i leader dell'opposizione.

In altre parole, il presidente della Turchia avrebbe messo in scena un finta ribellione dell'esercito per far fuori i suoi rivali ed aumentare il potere del suo partito, l'AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo).

Le immagini scattate oggi in Turchia lasciano intendere che Erdogan userà con convinzione il pugno di ferro contro qualsiasi traditore. I soldati che sono stati arrestati in queste ore sono stati infatti fotografati mentre si trovavano ammassati e svestiti in palestre ed altri luoghi comuni. Si tratta di una specie di purga umiliante, in attesa che i giudici sentenzino questi membri dell'esercito.

Erdogan valuta la reintroduzione della pena capitale

In risposta al fallito colpo di stato, Erdogan sta anche pensando alla reintroduzione della pena di morte. Anche il primo ministro Binali Yildirim ne ha parlato, dicendo che non si dovrebbe giungere a conclusioni avventate in caso di reintroduzione della pena capitale, anche perché a sua detta si tratterebbe di una "richiesta popolare".

L'Unione Europea non ci ha messo molto a mettere in guardia la Turchia: tra gli altri, il ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas ha ricordato che "Dovrebbe essere chiaro ad Erdogan che non ci saranno sconti per la Turchia. Chi restringe i diritti fondamentali e l'indipendenza dei poteri allontana il suo paese dai valori dell'Unione Europea".Arresti, liste nere, pena di morte. In questo istante la Turchia si sta addentrando nel tunnel dell'autoritarismo e dello stato di polizia. Con un governo eletto democraticamente dal popolo.

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