Da più di tre anni la polizia cercava i presunti rapinatori della gioielleria in via Tornabuoni, rapina avvenuta il 23 dicembre 2013. Un gruppetto di otto persone, come se nulla fosse, entrarono nella gioielleria, e tranquillamente iniziarono a prendere a mazzate le teche, contenenti una ventina di Rolex per un valore di 150mila euro, rubati in meno di un minuto con una precisione incredibile. Il pomeriggio di quel giorno furono trovati in lontananza vari indumenti e strumenti risultati compatibili con la rapina avvenuta poco prima.

Altri colpi, con una strategia simile, avvennero nei mesi successivi. Come quello in lungarno Corsini, in cui la polizia arrestò quattro persone armate con mazze e molotov; gli altri a Milano, un colpo a febbraio e uno a maggio, nel 2013.

Questi Rumeni venivano presi dagli orfanotrofi sin da piccoli e sottoposti a un rigoroso addestramento quasi militare, nei boschi della Romania. L'addestramento consiste nell'usare armi o strumenti come asce, cambiarsi in fretta, dormire all'aperto, resistere in condizioni critiche e fuggire senza lasciare traccia. Chi sbagliava subiva punizioni corporali.

Invece per ogni colpo andato a segno, il rapinatore, riceve 5000€. In caso di arresto, è prevista assistenza alla famiglia. Il numero stimato di appartenenti a questo gruppo paramilitare è 300 uomini, quasi tutti orfani, di provenienza rumena. Il gruppo si divide e gira tutta l'Europa in cerca di gioiellerie o luoghi ricchi da saccheggiare.

Ieri, 26 settembre, sono stati arrestati quattro membri del clan

La polizia Italiana ha collaborato assiduamente con quella rumena, ed è grazie a questo scambio di informazioni che si sono potute accertare l'identità di alcuni componenti del gruppo.

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Sono state utilizzate anche risorse quali, celle telefoniche, dalla Romania fino all'Italia, e targhe d'auto. Ma principalmente si è risaliti alla vera identità dei quattro membri grazie alle tracce di DNA, trovate nei vestiti abbandonati vicino alla gioielleria Fiorentina. Ora bisogna vedere come si svilupperà la faccenda, e se sentiremo parlare ancora di questo clan rumeno.