Continua nelle Filippine la sanguinosa battaglia alla droga iniziata dal nuovo Presidente Rodrigo "Rody" Duterte, insediatosi il 30 giugno 2016. Conquistatosi una certa notorietà durante i molteplici mandati come sindaco della città di Davao per via della sua politica di "tolleranza zero" nei confronti delle organizzazioni criminali e in particolare delle attività legate alla droga, si è guadagnato il soprannome di "The Punisher" ed è presentato dalla stampa internazionale come il "Donald Trump delle Filippine".

"Uso gli squadroni della morte, 100 mila morti in sei mesi e il problema della delinquenza sarà risolto. Le pompe funebri saranno piene, fornirò io i cadaveri: quando sarò Presidente ordinerò alla Polizia di cercare quella gente ed ammazzarli tutti", dichiarò ai tempi, rincarando oggi con un ancor più lapidario "farò fuori tanti criminali che i pesci diventeranno grassi nella baia di Manila" aggiungendo poi, in un recente intervento, che "Hitler ha massacrato 3 milioni di ebrei.

Ci sono tre milioni di tossicodipendenti nel nostro paese, sarei felice di massacrarli tutti". Ma si è poi scusato pubblicamente per l'errore sulle vittime dell'Olocausto, che sono state 6 milioni.

Dopo poco più di tre mesi di mandato sono 3.300 i cadaveri lasciati sul "percorso di legalità" compiuto dalla macchina della giustizia di Duterte, un'organizzazione di squadroni della morte composta da Polizia e vigilantes privati, o per meglio dire, killer mercenari.

Ironico il nome affibbiato dall'attuale presidente alla sua organizzazione, concepita e creata nel 1998 a Davao, dedita alla cancellazione dei narcos tramite esecuzioni stragiudiziali: si chiamano "Lambada Boys". Che, dei ragazzi, sembrano solamente avere l'entusiasmo giovanile nel dedicarsi alle proprie attività, come ha dato ad intendere uno dei primi membri di questa particolare elìte, Edgar Matobato, 57enne da lungo tempo tra le file dell'organizzazione, che davanti al Senato ha parlato di persone sequestrate, corpi dati in pasto ai coccodrilli e altri sventrati e buttati in mare.

Un chiaro messaggio della forma mentis del Presidente filippino ci arriva anche dalla vicenda di Maria Aurora Mohynian, 45 enne di origini britanniche, trovata morta in una strada di Manila l'11 settembre: vicino al corpo della donna è stata trovata una placca con la scritta "Dai pusher alle celebrità: siete i prossimi". Il padre Antony fuggì nelle Filippine negli anni '60 dopo un'accusa per frode e debiti gioco.

Sul suo necrologio il Telegraph lo descrisse come un "gestore di bordelli, contrabbandiere di droga, informatore della polizia, truffatore e fumatore incallito".

Dopo aver definito Obama un "figlio di p....." ed aver consigliato ai governi europei che non condividono le sue politiche di "andare a farsi f......" (vedi video), Duterte ha invitato l'Ue a scegliere il purgatorio "perchè l'inferno è al completo" e non sembra intenzionato a fermare la sua "pulizia sociale", arrivando anche a sostenere che i suoi uomini delle neutralizzazioni (così vengono definite le esecuzioni) sono "angeli cui Dio ha conferito il mandato di mandare in cielo le anime dei cattivi e purificarle".

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