Ancora una volta arriva dalla lontana India, paese misterioso e denso di fascino, una storia che lascia annichiliti, increduli. E' la storia di Aradhana, una ragazzina di 13 anni, morta di digiuno, un'eletta per i genitori. Nella città di Secunderabad, di 200mila abitanti, la ragazza frequentava la scuola media, come tutti i suoi coetanei. Una vita normale in apparenza, scandita dai ritmi tipici della quotidianità locale: lo studio, i compagni, i giochi tipici della sua età.

Ma gradualmente andava maturando in Aradhana la decisione che l'avrebbe portata alla morte: nutrirsi di sola acqua. Una decisione che di certo rendeva esultanti i suoi genitori, di religione giainista, manifestamente orgogliosi di una tale figlia.

Il giainismo

Antichissima religione, che trova nell'ascetismo il concreto riscatto dell'anima dalla materia, il giainismo predica la non-violenza e, come gran parte delle religioni indiane, crede nella reincarnazione.

Una forma di culto che è ancorata a remote credenze quasi tribali, ma che, a tutt'oggi, annovera numerosi seguaci in India (oltre 4 milioni).

La morte di Aradhana s'inserisce, quindi, in una pratica comune a molti. Si calcola infatti che le morti per digiuno tra i giainisti arrivino a circa 300 all'anno e sono celebrate con cerimonie funebri estremamente sfarzose, come appunto si conviene a dei santi.

Ciò è toccato anche alla giovane, fotografata, ormai priva di vita, tra i suoi genitori su un carro riccamente addobbato. L'estremo saluto prima della cremazione.

Il caso, comunque, non ha mancato di sollevare polemiche nella nazione indiana, specie da parte di quanti sono contrari a questa religione, considerata selvaggia e crudele per le sue pratiche estreme.

L'inchiesta

Un'organizzazione indiana per la tutela dei minori ha chiesto l'apertura di un'inchiesta.

Sono stati quindi denunciati i genitori di Aradhana per omicidio colposo e crudeltà verso minori.

Questi, a propria discolpa, hanno asserito di non aver mai costretto la figlia a una simile scelta, ma hanno sostenuto che si è trattato di una decisione maturata autonomamente in lei, pervasa da una profonda crisi mistica.

In realtà appaiono improbabili le argomentazioni del padre, confutate dalla giovane età di Aradhana, non ancora in grado di procedere a scelte indipendenti dal contesto familiare.

Ma ciò che sconvolge è che, per un'usanza religiosa discutibile, una ragazza di 13 anni abbia scelto di morire digiunando col placet dei genitori.

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