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Ieri sera, mercoledì 26 ottobre, due forti scosse hanno nuovamente colpito il Centro Italia. La prima si è verificata intorno alle ore 19:11 ed ha avuto un'intensità di 5,4 punti sulla scala Richter. La seconda, ancora più intensa, di 5,9 gradi Richter, c'è stata appena un paio di ore più tardi. Tutto lo stivale ha avvertito le scosse: praticamente da nord a sud non c'erano regioni da cui non arrivassero segnalazioni sui social network e sul sito dell'Ingv. Ma ancora una volta è stato il centro Italia, come ad agosto, il più colpito.

Terremoto Centro Italia: Epicentro vicino Macerata

L'epicentro infatti si colloca nella provincia di Macerata, nelle Marche, e molti piccoli comuni del territorio si sono trovati di nuovo piombati in un incubo da cui credevano di essere ormai fuori.

La pioggia battente ha contribuito a dare vita ad una notte di paura e orrore, e l'alba non ha portato con sè alcuna consolazione. Fortunatamente gran parte dei centri colpiti erano già stati evacuati e messi in sicurezza. L'unico morto che si registra stavolta è dovuto non ai crolli, ma alla paura: infarto. Ma oggi appare chiaro che moltissimi borghi che costellavano la dorsale appenninica sostanzialmente non esistono più. Dalle immagini che circolano in rete, e dalle parole dei sindaci dei comuni danneggiati, non appare esagerato dire che il maceratese sembra essere stato fatto oggetto di un bombardamento spietato. Chiese e abitazioni si sono letteralmente sbriciolate sotto la potenza di un urto arrivato improvviso, fortissimo. Nei racconti si parla di nuvole di polvere, di gente in strada in lacrime e urlante: una vera apocalisse.

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La Protezione Civile cerca di tranquillizzare gli animi, la situazione era già complessa ma tutte le risorse utili sono già in campo. La verità è che forse un'apocalisse c'è stata veramente.

Nessun morto ma Amatrice ormai è distrutta

La consolazione, secondo Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, luogo dove sono crollati il palazzo del comune e l'edificio rosso (ma la torre civica resta ancora miracolosamente in piedi), è che "siamo tutti vivi". Ma chi ricostruirà questi piccoli paesi, questi luoghi che ora sono privi della loro anima, perché hanno perduto le Chiese e tutti gli altri edifici che ne avevano descritto la storia? La triste amarezza che si legge degli occhi dei nuovi sfollati è davvero la stessa di chi scampa una guerra: la vita è salva, ma il mondo che si conosceva, ed amava, è andato irrimediabilmente perduto.