Non poteva non esserci il colpo di scena, l'ennesimo nella movimentatissima vicenda di Wikileaks. C'era da aspettarselo. Promesse da marinaio o astuta retromarcia, fatto sta che Julian Assange, il fondatore di wikileaks all'indomani della grazia che Obama ha concesso a Chelsea Manning sua fonte principale, non si consegnerà alle autorità americane come garantito.

Il motivo, almeno quello ufficiale? La decisione di Obama sia pure accolta positivamente, resta comunque inferiore alle aspettative: essendo "meno di quanto volesse, aveva chiesto la grazia e la scarcerazione immediata", ci ha tenuto a precisare uno dei suoi avvocati, Barry Pollack.

La gola profonda dell'organizzazione di Assange

Nel 2010 Chelsea Manning, allora Barthley (nel frattempo, in carcere ha cambiato sesso), era stata arrestata e condannata da un tribunale militare per violazione delle leggi sullo Spionaggio e reati contro la sicurezza nazionale: da analista di intelligence quale era, aveva passato a Wikileaks avendo libero accesso a un network criptato, oltre 700 mila documenti militari e diplomatici segreti sulla guerra americana in Iraq, da cui si scopre la condotta dei militari Usa: maltrattamento dei detenuti iracheni, morti di civili non dichiarate.

Tra i documenti anche 250 mila cablogrammi destinati a diplomatici americani sulla situazione reale della prigione di Guantanamo, su Iraq e Afghainistan. Per queste ragioni avrebbe dovuto stare in prigione fino al 2045, ma grazie alla commutazione di pena da parte di Obama, presidente a fine mandato, verrà scarcerata a maggio 2017, dopo aver già scontato 7 anni di reclusione.

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Giusto sconto di oltre trent'anni di pena

"Chelsea Manning si è assunta la responsabilità del suo crimine e ha scontato una dura pena - ha dichiarato Obama nella sua ultima conferenza stampa - ma la sentenza è stata sproporzionata rispetto a quella di altre persone che si sono macchiate degli stessi crimini, per cui aveva un senso per me commutare la pena che non è un'amnistia". Mentre sulla condotta di Assange, Obama ha preferito glissare "Non presto molta attenzione alle dichiarazioni di Assange e rimando al dipartimento di giustizia qualsiasi indagine su di lui". Mentre San Spacer, futuro portavoce di Donal Trump, presidente entrante, alla Casa BIanca ha definito "deludente" la decisione del presidente uscente.

Assange resta alla finestra dell'ambasciata

Qualche giorno fa un suo avvocato Melinda Taylor aveva detto che su Twitter non si sarebbe rimangiato la promessa, anzi era "fermo su tutto ciò che ha detto". Poi il dietrofront. Assange nel ringraziare gli attivisti che si sono mobilitati a favore della soldatessa definita un'eroina, non ha fatto nessun accenno alla sua promessa della settimana scorsa di lasciare l'ambasciata dell'Ecuador a Londra dove vive da rifugiato politico dal 2012 per consegnarsi ai tribunali americani se Obama avesse concesso la grazia a Manning.

Come se non bastasse, anche la Svezia reclama da tempo la sua estradizione per presunti casi di stupro e abusi sessuali sempre negati dal giornalista. Secondo alcuni analisti, dietro la richiesta di estradizione in Svezia, si nasconde la volontà di estradarlo negli Usa dove sarebbe incriminato per spionaggio e violazione dei segreti di Stato ricevendo una condanna molto pesante. Ma lui ora da dietro la finestra dell'ambasciata londinese, invita a cessare la guerra contro i 'whisteblower', informatori quali lui stesso e la sua organizzazione sono. La svolta nella vicenda non è affatto dietro l'angolo.