In tutta la Turchia e non solo è caccia aperta agli attentatori che hanno seminato morte e distruzione nella discoteca Reina di Istanbul la notte di Capodanno, nel pieno di una folla di giovani che stavano festeggiando e si stavano scambiando gli auguri in allegria. Dalle prime foto diramate dalle forze di sicurezza turche sembra che gli attentatori fossero più di uno e che fossero di origine asiatica, in particolare di una delle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale come Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan.

Il mistero sull'identità dei terroristi

L'identità dei terroristi è ancora avvolta nel mistero e ancora non è chiaro chi fossero e perché avessero scelto proprio quella discoteca per mettere in atto il loro folle piano di sangue; alcuni testimoni hanno parlato di un uomo vestito da Babbo Natale, mentre altri hanno riferito di un uomo vestito con abiti dai colori chiari. Un uomo di ventotto anni circa originario del Kirghizistan era stato arrestato come probabile autore del massacro di Capodanno ma poco dopo le autorità turche sono state costrette a rilasciarlo per mancanza di prove certe della sua colpevolezza.

Il ricordo delle vittime

Mentre le indagini proseguono a ritmo serrato in Turchia e non solo continuano anche le manifestazioni spontanee in ricordo delle vittime e davanti alla porta chiusa del Reina si sono accumulati fiori, pupazzetti e moltissimi fogli con poesie e messaggi per coloro che hanno perso la vita.

Erano tutti molto giovani i frequentatori del Reina, uno dei locali più alla moda di Istanbul, e ognuno di loro pensava di trascorrere l'ultima notte del 2016 in allegria e spensieratezza tra giochi, canti e balli prima che un atto terroristico mettesse fine per sempre ai loro sogni.

I dubbi dei titolari del locale

I soci titolari del locale sono in questo momento in preda alla rabbia e a tanti dubbi sul futuro stesso della loro attività: da una parte non vedono l'ora di ricominciare a fare scatenare i ragazzi e le ragazze di Istanbul in pista, dall'altra sentono il peso della tragedia e vorrebbero solo chiudere per sempre i battenti e dimenticare tutto.

“Non so se mantenere l’attività e continuare una vita normale per non cedere al ricatto del terrorismo” ha detto Mehmet Kocarslan, uno dei proprietari del club “o se assumere il peso della morte di 39 persone e chiudere i battenti. Francamente sono bloccato da questo dilemma” durante una intervista ad una emittente turca.