Sono stati arrestati per traffico internazionale di armi, tra il 2011 e il 2015, con paesi dove vige l’embargo, quali l’Iran e la Libia. Sono i coniugi Annamaria Fontana e Mario Di Leva. Indagato risulta essere anche il figlio della coppia, mentre sono stati eseguiti altri due fermi. L’operazione condotta dalla procura di Napoli, volge parimenti lo sguardo sul traffico di armi destinate ad una frangia dell’Isis in Libia.

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L’inchiesta si estende ad altre città italiane come Roma, Napoli, Salerno e l’Aquila, dove sono state fermate quattro persone grazie all’intervento del Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Venezia.

Armi da guerra per il Medio Oriente

Sono molto conosciuti a San Giorgio a Cremano i due coniugi: lui 69 e lei 64 anni. Lei aveva avuto un passato politico persino come assessore. Lui si era convertito all’islam con il nome di Jaafar.

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Viaggiavano molto in Medio Oriente, ufficialmente per scambi culturali e commerciali di spezie, con l’Iran. Dagli atti dell’inchiesta esce pure una foto che ritrae che la coppia insieme all’ex premier iraniano Ahmadinejad. In realtà il loro interesse era verso elicotteri, fucili d’assalto e missili terra aria di produzione sovietica.

I legami con i regimi sotto embargo

Nella vicenda sarebbe coinvolto anche l’amministratore delegato della società italiana Elicotteri Andrea Pardi, già presente in un’altra inchiesta su una storia di mercenari tra Italia e Somalia: gli elicotteri militari MI-17 e MI-35 erano l’oggetto delle transazioni commerciali verso l’estero.

Dall’inchiesta emergono gli stretti legami con i regimi dei due paesi in questione, quello iraniano appunto e quello dell’attuale governo provvisorio di Tripoli, che la coppia intratteneva, al punto che da alcune intercettazioni emergono collegamenti con i rapitori di quattro italiani sequestrati in Libia nel 2015, due dei quali rimasti uccisi.

L'intrigo della realtà

Una storia che ha dell'incredibile poiché al centro della vicenda vi sono due paesi dei quali uno è comunque amico dell'Italia, cioè quel pezzo di Libia dove è in carica il governo provvisorio, mentre l'altro è considerato alter ego dell'Arabia Saudita, con cui l'Italia ha accordi commerciali legati alla vendita ufficiale di armi.

Se a ciò si aggiunge che questa inchiesta della procura di Napoli è nata da una costola delle intercettazioni sui casalesi l'intrigo della realtà si fa sempre più fitto.

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