La decisione del neo-presidente americano Donald Trump di bloccare per tre mesi l'immigrazione verso gli Stati Uniti da parte di persone provenienti da 7 Paesi musulmani, ha lasciato l'America senza parole. In queste ore si stanno susseguendo diverse proteste che coinvolgono i cittadini comuni, ma anche nomi di spicco della politica e dello spettacolo.

In particolare, risulta sorprendente quanto si sta verificando nelle ultime ore all'aeroporto di New York: spontaneamente, migliaia di cittadini americani si sono radunati in segno di protesta contro il decreto presidenziale, al Terminal 4 del JFK.

Con il dilagare della notizia sui social network, il numero dei manifestanti viene segnalato in continuo aumento.

Circa due ora fa, la notizia è stata diffusa dal famoso regista Michael Moore sulla sua pagina Facebook e sul profilo Twitter: "A big, loud protest has formed out of nowhere at JFK Airport's Terminal 4 in NYC! Hundreds have shown up to join them to protest Trump's racist Muslim ban. Inside, Homeland Security has detained people because of their religion or because they come from a Muslim-majority country.

Some of those detained have an American Green Card!". In sintesi, il regista ha invitato apertamente altri, o chiunque fosse in zona, a raggiungere l'aeroporto e ad unirsi alla protesta contro il razzismo del presidente. Evidentemente in tanti lo stanno ascoltando, anche a giudicare dai "Mi Piace" che sta raccogliendo su entrambi i social network.

La decisione di Trump ha sconcertato il mondo intero perché, al decreto presidenziale, è stata aggiunta anche una lista esplicita di sette paesi ai quali è stato posto il veto d'ingresso negli Stati Uniti (Iran, Iraq, Libia, Siria, Somalia, Sudan, Yemen).

Questa misura ricorda molto la lista degli "Stati canaglia" diramata dall'ex presidente repubblicano George W. Bush. Si nota, tuttavia, la mancanza dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi, paesi notoriamente ritenuti "amici dell'Occidente" dagli americani, anche se tristemente noti per la violazione continua e reiterata dei diritti umani più elementari.

Non è ancora chiaro come sia iniziata questa protesta, chi l'abbia organizzata, come sia stata concepita, poiché al momento nessuno ha approfondito la questione, tranne Michael Moore e tantissimi post che stanno circolando su Twitter con l'hashtag NoMuslimBanJFK.

Vedremo se, nelle prossime ore, altre città verranno coinvolte e se la cittadinanza risponderà come sta accadendo a New York.

Michael Moore, 62 anni, del Michigan, vincitore del premio Oscar per il film documentario "Bowling a Columbine", da anni è impegnato nel denunciare anomalie, dubbi e criticità della società americana.

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