A distanza di appena 24 ore, i Carabinieri hanno sequestrato un nuovo arsenale della camorra nell’ormai tristemente famoso Parco Verde di Caivano. Tra le armi che i militari hanno ritrovato, sotterrate in un terreno incolto, c’era persino una “pen gun”, micidiale pistola a forma di penna a sfera che, invece dell’inchiostro, contiene un proiettile calibro 22. Il terreno si trova a poca distanza dal luogo dove il giorno prima era stato ritrovato l’altro arsenale.

Le armi erano accuratamente avvolte in cellophane e poste all’interno di una borsa. In perfetto stato di conservazione e pronte all’uso. Un vero arsenale da guerra: due mitragliette, un kalashnikov, un fucile a pompa, un revolver, tre pistole semiautomatiche, una delle quali con il silenziatore e la penna-pistola. Oltre a 400 proiettili.

Non si esclude una nuova guerra di camorra

I carabinieri sono convinti che appartengono a uno dei clan della zona.

Per cui non sarebbe da escludere l’eventualità di una nuova guerra di camorra, per il controllo della piazze di spaccio nell’area a nord di Napoli.

Una conferma a questa ipotesi potrebbe essere il ritrovamento dell’altro arsenale, avvenuto il giorno precedente. In questo caso, le armi erano nascoste in una cassaforte situata all’interno di una intercapedine ricavata tra due pareti, alla quale era possibile accedere attraverso una botola telecomandata. Lo stabile dov’era stato ritrovato quest’altro arsenale è poco distante dal terreno dove sono state scoperte le altre armi.

Un arsenale da guerra

Anche nella cassaforte erano state ritrovate armi sufficienti a conquistare una posizione predominante tra i clan della zona: un kalashnikov con due caricatori e 216 proiettili, due pistole semiautomatiche calibro 7.65 con matricola abrasa e numerosi caricatori, un giubbotto antiproiettile e un rilevatore di microspie. E per non farsi mancare un po’ di liquidità: 33.000 euro in banconote di vario taglio.

Tutte le armi, sia quelle sequestrate il 4 febbraio che quelle del giorno precedente saranno inviate al Racis, Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche, per verificarne l’eventuale utilizzo in precedenti episodi criminali.

Intanto, ancora una volta, il Parco Verde sembra destinato a diventare terreno di scontro per le cosche camorristiche. Né potrebbe essere diversamente se, come sostiene Bruno Mazza, responsabile dell’associazione “Un’infanzia felice” in un’intervista a Vice News, al suo interno “le piazze di spaccio non si contano.” E in un quartiere abitato da circa seimila persone, compresi i bambini, “oltre seicento vivono di traffico di stupefacenti”.

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