Il più compromesso tra i due è quello maschile che porta evidenti i segni della feroce aggressione subita: una parte del volto è stata mutilata dopo essere stata presa a martellate; mentre quello che raffigura un volto femminile, sia pure fratturato, è in condizioni migliori.

I busti funerari in calcare alabastrino, di due fugure nobiliari, un uomo e una donna, provenienti dal sito archeologico di Palmira (in Siria), risalenti al II-III secolo d.C., danneggiati a colpi di martello e poi scagliati a terra, da miliziani dell'Isis durante la presa del museo di Palmira, sono ora nelle mani fidate ed esperte dei nostri tecnici dell'Istituto Superiore della Conservazione e del Restauro del ministero dei Beni culturali.

I tecnici sono al lavoro per restituire il più possibile alle statue l'integrità perduta, utilizzando tecnologie all'avanguardia.

Dopo un viaggio avventuroso il salvataggio in 3 D

Come se non bastasse il fatto d'esser stati già violati dalla ferocia dei terroristi islamici, i busti hanno dovuto affrontare un difficile viaggio in un cassa tra frontiere e dogane da superare, per arrivare per la prima volta in Italia grazie a un accordo raggiunto tra l'associazione Incontro di civiltà e la Direzione delle antichità di Damasco. I busti sono stati esposti al Colosseo nell'ambito della mostra 'Rinascere dalle distruzioni: 'Ebla, Nimrud, Palmira' ed ora saranno restaurarli.

Per le due sculture sono previste le mgliori cure e le tecnologie più avanzate: per la parte mancante del busto maschile si ricorrerà a una sofisticatissima stampa in 3D con sinterizzazione (ovvero un trattamento termico) di polveri di nylon: intervento che consentirà l'applicazione di una protesi fedele all'originale che restituirà la parte del volto mancante.

Per la gentildonna, che ha un velo che le copre la testa e gioielli che fermano il mantello sulla spalla, il restauro sarà fatto frammento su frammento.

La storia dei due busti

Era il 2015 quando i funzionari del museo archeologico di Palmira corsero per cercare di salvare i reperti prima dell'arrivo dei milizani dell'Isis, ma dovettero lasciare le statue più grandi, tutte provenienti dalle valli delle tombe e anche i due busti.

Purtroppo la furia dei soldati Isis si è accanita sui monumenti riducendoli nello stato che vediamo. Poi, nel 2016, quando la città è stata temporaneamente liberata, i conservatori del museo sono tornati a salvare le opere e le hanno portate a Damasco. Da lì poi sono partite alla volta di Beirut.

Quindi, grazie alla mediazione dell'ambasciata italiana e all'intesa raggiunta tra l'associazione Incontro di civiltà e la Direzione delle antichità di Damasco, l'accordo è stato raggiunto e i busti sono arrivati in Italia.

Busti di Palmira, esempio di eccellenza e affidabilità italiane

Una storia questa che mette in luce le eccellenze italiane. "Qui si incrociano molte cose importanti e positive per il nostro Paese: la qualità dei nostri istituti di Restauro, la qualità della nostra conservazione di documentazione dell'Istituto centrale del Catalogo, che sono una prova dell'affidabilità in tutto il mondo", ha dichiarato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini - La seconda cosa importante è la grande prova di credibilità che il nostro paese ha conquistato nei decenni.

Ci hanno affidato le opere in restauro sia perché si fidano della qualità dell'Iscr, sia perché sanno che le restituiremo alle autorità siriane. Il tutto è un incrocio di eccellenze iimportanti del nostro Paese".

"A mia memoria - ha aggiunto il presidente di Incontro di Civiltà, Francesco Rutelli - non esistono altri casi di sculture che escono da un teatro di guerra, vengono restaurate in un altro Paese, e poi restituite. Una piccola operazione miracolosa".