Stanotte saranno 105 anni dall'affondamento della nave più famosa nella storia dell'umanità: il titanic.
Misteri, dubbi e teorie si sono avvicendate nel raccontare l'immane tragedia che in questi giorni rivive tramite una mostra a Torino.
Cos'era (o chi) il Titanic
Un "palazzo galleggiante" salpò da Southampton nel 1898 per il suo viaggio inaugurale. Era il più grande e lussuoso transatlantico mai costruito. Ma la nave, frutto dell'immaginazione del romanziere Morgan Robertson, non giunse mai a destinazione: fu squarciata da un iceberg ed affondò causando molte vittime.
Il nome della nave era Titan. Quel parto della fantasia era destinato a divenire realtà 14 anni dopo, il 14 aprile 1912. La nave era il Titanic. Sarà forse stato un errore dare un nome così importante ad una nave? Se si ricorre all'etimologia del termine "Titani" si ha come definizione quella di un nome proprio: Stirpe gigantesca più antica degli dei, che privò Urano del trono e dopo una dura lotta venne fatta precipitare nel Tartaro. La scelta del nome, quindi, per promuoverne la grandezza e la forza, non poteva essere più azzeccata. Considerato quindi anche il significato puramente formale, stesso discorso. Precipitati gli uni, precipitata l'altra. Tartaro significa Terrore mentre secondo la tradizione Urano significa Cielo Stellato (quello che nel film Titanic sovrasta i dolci occhi dei due protagonisti).
Urano si unì con Gea e la fecondò gettando su di essa gocce fertili di pioggia dando così vita, tra i vari, anche ai Titani. Forse è per questo che il Titanic è divenuto così grande?
L'affondamento
E' affondando che ha creato il proprio mito, toccando con la sua stazza l'acqua, fecondando esso stesso l'Oceano con le sue anime. Un altro mistero fu quello legato al giovane marinaio William Reeves che era di guardia su un vascello a vapore diretto dall'Inghilterra al Canada nel 1935. Era aprile, il mese dei disastri provocati dagli iceberg. Il turno di guardia doveva finire a mezzanotte. Reeves sapeva che quella era l'ora in cui il Titanic si era scontrato con un iceberg. Anche allora il mare era calmo.
Colto da un angoscioso presagio, ricordò che la data della catastrofe coincideva con la data in cui era nato. Lanciò un grido d'allarme e pericolo. La nave si fermò a pochi metri da un iceberg. Il nome del vascello? Titanian.
Testimonianze
"Siamo appena passati attraverso una spessa banchisa di ghiaccio e parecchi iceberg". Questo il messaggio che il comandante Albert E. Smith fece segnalare con l'apposita lampada della sua nave, la Rappahannock in rotta da Halifax verso est, a un bastimento che navigava verso ovest. Erano circa le 22.30 del 14 aprile 1912. "Messaggio ricevuto, grazie e buona notte". La risposta veniva mandata da una nave di nome Titanic. Poco prima un messaggio analogo era stato inviato al Titanic dalla Mesaba e alle 23 dal Californian.
Nessuno di questi tre messaggi venne inoltrato alla plancia del Titanic. La nave filava a circa 21 nodi. Fleet e Lee erano i nomi delle due vedette. Fu il primo a notare la "cosa". Ma ormai era troppo tardi. Sarebbero stati i tentativi di evitare l'iceberg a causare lo squarcio sulla nave e il seguente affondamento. Circa la sicurezza in navigazione l'autorevole rivista Engineering aveva scritto: "Rappresentava tutto ciò che preveggenza e conoscenza potevano escogitare per renderlo immune da qualunque disastro". Forse anche la frase stessa di un marinaio dell'equipaggio "Neppure il Padreterno potrebbe mandare a picco questa nave" detta poco prima di partire, avesse quella profonda prepotenza che nemmeno la stazza di 46.
328 tonnellate poteva sostenere di fronte alla grandezza dell'Oceano Atlantico. Di certo, nessuno aveva potuto immaginare una catastrofe simile, tanto più i facoltosi nomi che presero parte al viaggio inaugurale: Ismay (Presidente della White Star), Hays e Thayer (proprietari delle maggiori ferrovie degli Usa e del Canada), Roebling's (costruttore del ponte di Brooklin), Ryerson (re dell'acciaio) , Dodge (banchiere), Clinch Smith (comico), Clarence Moore (campione sportivo), l'inaffondabile Maggie Brown, sir Cosmo e lady Lucile Duff-Gordon, John Jacob Astor, Balfour e moltissimi altri. Sono queste alcune delle voci che poi descrissero come "irreale" il clima che avevano vissuto. La signora Brown raccontò infatti "Qualcuno rideva, era tutto così formale che nessuno pensava ad una tragedia.
L'orchestra suonava e gli uomini rimboccavano le coperte alle donne". Secondo un'ultima testimonianza, l'ultima voce sul mare si spense 40 minuti dopo che il Titanic era affondato. I morti furono 1500.