Contromisure e voglia di vendetta. Pyongyang vuole rispondere alla decisioni degli Stati Uniti di spostare navi militari nella penisola coreana. E la situazione sembra poter precipitare da un momento all'altro: la Corea risponde, Donald Trump non smentisce.

"La Corea del Nord cerca guai. Se la Cina decide di aiutare sarebbe magnifico. Altrimenti, risolveremo il problema senza di loro", scrive il presidente USA. Un clima rovente, ma le temperature continuano ad alzarsi giorno dopo giorno.

Corea del Nord, la risposta di Pyongyang

Il leader nordcoreano era finito sotto la lente di ingrandimento per i suoi test missilistici.

Mercoledì scorso il dittatore aveva effettuato ulteriori test nucleari: azioni che hanno spinto Trump a dichiarare: "Voglio essere molto chiaro: la politica della pazienza strategica è finita, se Pyongyang continua ad elevare la minaccia militare, l'opzione dell'azione è sul tavolo".

Ma lo stesso Pyongyang sembra non essere intenzionato a compiere passi indietro. Testa a testa, voglia di non cedere: ma questo tipo di atteggiamento potrebbe essere tutt'altro che positivo.

Carl Vinson verso la Corea

La portaerei Carl Vinson si stava dirigendo verso l'Australia, ma sembra aver avuto ordine contrari. Rotta verso la penisola coreana. Un vero e proprio affronto per molti, una decisione forzata e obbligata vista la situazione per altri.

Pareri discostanti che stanno facendo discutere.

E l'Europa? A quanto pare la posizione ufficiale non è ancora arrivata, ma la situazione sta decisamente precipitando. Il conflitto in Siria sta scatenando una reazione a catena dei sentimenti ostili tra il blocco Occidentale e quello Orientale.

E anche in questo caso la verità sta nel mezzo: mosse politiche sballate, questioni di conflitti interni storicamente problematici ed una zona che continua a far gola a molti.

Molti hanno definito Realpolitik la scelta di Trump, ma il concetto fondamentale esula dalla corsa agli armamenti. Difficile prevedere uno scenario in una situazione simile: siamo nel punto più basso della storia contemporanea e il paragone con un mondo ormai lontano sembra inevitabile. Ancora una volta hanno giocato un ruolo fondamentale la politica del nazionalismo e della supremazia, ancora una volta sono stati commessi gli stessi errori.

L'augurio è quello di non dover istituire un' altra Giornata della Memoria, sarebbe difficile da reggere a livello psicologico.

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