È sempre più ambiguo il rapporto tra l’Arabia Saudita – Paese da cui proviene il maggior numero di Tweet pro-Isis – e il fenomeno del terrorismo islamista. Dopo pochi giorni dall'inizio dello scontro tra i sette paesi del Golfo e il Qatar, i calciatori della nazionale saudita si sono rifiutati di osservare il minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attacchi di Londra (tra cui ci sono due australiani).

Arabia Saudita, quei cinquettii pro-califfato

Qual è il Paese da cui proviene il maggior numero di tweet a sostegno dell’Isis? È l’Arabia Saudita. La risposta sembra incredibile, soprattutto dopo i recenti attacchi rivolti al Qatar, proprio dall’Arabia Saudita e da altri Paesi arabi geograficamente vicini, circa un eventuale sostegno al terrorismo islamista. I dati sono stati forniti dal sito statista.com e riguardano il traffico di Twitter nel 2015 (il periodo disponibile più recente).

In testa, con 866 cinguettii, ci sono account sauditi; subito dopo c’è la Siria con 507 tweet, Paese in cui il califfato ha trovato terreno fertile – anche grazie a ingenti finanziamenti dall’esterno – per rovesciare il legittimo governo siriano guidato da Bashar al-Assad. Poi c’è l’Iraq (453) e subito dopo, in maniera sorprendente, ci sono gli Usa con 404 tweet in favore dei tagliagole islamisti.

A complicare la posizione dell’Arabia Saudita agli occhi della comunità internazionale, è arrivato lo spiacevole episodio del minuto di silenzio non osservato prima della partita di calcio contro l’Australia.

L’Arabia Saudita si scusa, ma non viene creduta

La Federazione calcistica dell’Arabia Saudita si è immediatamente scusata per “ogni offesa causata” dall’atteggiamento dei suoi atleti. Avevano fatto il giro del mondo le immagini dei giocatori sauditi che –invece di unirsi al centro del campo di fronte agli avversari, come avviene in queste occasioni – hanno scelto di disporsi, pronti per cominciare a giocare, senza osservare il minuto di silenzio.

La Federazione saudita, in una nota, ha fatto sapere di essere “dispiaciuta e pentita” e che non era intenzione dei giocatori di mancare di rispetto alla memoria dei morti, ferire le famiglie o gli amici coinvolti dagli attacchi terroristici. Lo stesso organismo ha colto l’occasione per condannare ogni atto di estremismo, porgendo le sue condoglianze alle vittime degli attentati. Eppure c’è qualcosa che non torna: la Federazione calcistica australiana, infatti, ha risposto che lo staff della squadra saudita sin da subito sapeva che ci sarebbe stato il minuto di silenzio. Non solo: gli stessi sauditi, prima della gara avevano annunciato che non vi avrebbero partecipato.

L’Arabia Saudita e le accuse al Qatar

Il clamoroso gesto del minuto di silenzio non celebrato è arrivato pochi giorni dopo la crisi nelle relazioni con il Qatar, accusato da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein, Egitto, Maldive, Mauritania e Yemen di sostenere il terrorismo dell’Isis. A guidare la rottura col Qatar, dunque, è stata l’Arabia Saudita considerata la culla finanziaria di Al Qaeda in Afghanistan nel lontano 1989.

C’è poi chi, come il politologo Stanislav Tarasov, sottolinea come la rottura tra i paesi arabi sia arrivata dopo il vertice arabo-musulmano-statunitense che si è svolto a Riyadh del 20 e 21 maggio scorsi. Secondo Tarasov, alla base ci sarebbe l’avvicinamento diplomatico tra Qatar e Iran: non a casa proprio a Teheran si è registrato il recente attacco dell’Isis che ha portato alla morte di 13 persone.

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