Il pericolo #BlueWhale esiste davvero ma le immagini che sono state mostrate sono false: questa la sintesi dell’intervista rilasciata da Matteo Viviani, autore dell’ormai famoso servizio mandato in onda nella puntata del 14 maggio de 'Le Iene', a Selvaggia Lucarelli per Il Fatto Quotidiano. Nell’intervista in questione, la iena spiega che l’errore si è venuto a creare perché le immagini, inviate da un’emittente russa su un dispositivo USB, sono state prese subito per buone e non sono state verificate prima di essere trasmesse.

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Quindi i video shock degli adolescenti che si lanciano da palazzi altissimi si sono rivelate poi non attendibili ed inoltre il caso italiano con cui il servizio apre (il suicidio di un ragazzo livornese) non sembra realmente riconducibile al fenomeno Blue Whale, ma ciò che il servizio ha innescato è verissimo.

L’informazione ha creato il mostro?

Ci si chiede adesso se non sia stato il servizio stesso a creare il fenomeno in Italia alla luce degli interventi della polizia registrati solo dopo la messa in onda.

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Viviani, in un servizio trasmesso il 21 maggio, ha dato voce alla Polizia di Stato (nella persona di Elisabetta Mancini, primo dirigente della Direzione Anticrimine) che ha raccontato di come in Italia adesso il problema esista veramente e sia ben documentato. La dottoressa Mancini ci ha tenuto anche a ringraziare Le Iene per aver messo a conoscenza i genitori del pericolo che si sta insinuando nella rete e che può raggiungere gli adolescenti.

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Le Iene

Ma è lo stesso Viviani ad ammettere che, fino ad un mese fa, il termine "Blue Whale" era completamente sconosciuto anche alla Polizia stessa.

Adesso però le forze dell’ordine conoscono benissimo l’argomento, come lo conoscono perfettamente anche gli adolescenti e i genitori, con i primi pericolosamente incuriositi dalla novità ed i secondi decisamente spaventati per ovvi motivi. In Russia un arresto c’è stato, ma l’accusa è relativa ad un solo caso di istigazione al suicidio e non a 130, numero di casi stimato inizialmente.

Altri casi accertati si sono avuti in Ucraina. A dover far riflettere è principalmente il sensazionalismo offerto dal servizio de Le Iene, perché ha sicuramente messo un po’ tutti a conoscenza di un problema forse in reale espansione (e l’informazione non può e non deve essere mai negativa) ma le modalità con cui è stato proposto l’argomento potrebbero aver fatto più danno del problema stesso.

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