Dopo la richiesta avanzata dall'Avvocato di Totò Riina sulla richiesta di scarcerazione del pluriomicida e mandante di vari delitti, l'Italia è in sommossa e protesta per questa decisione che ha colpito essenzialmente la pancia dei cittadini più che la mente. La Costituzione infatti negli articoli 27 e 32, ci dice che "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell'umanità e devono tendere alla rieducazione dell'individuo" e che " La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo", oltre a ricordare l'articolo 3 che ci indica la pari dignità sociale dei cittadini davanti alla legge.
Sicuramente ai più infatti non sarà sfuggita la sua immagine su una barella durante l'udienza sulla strage del treno Roma-Milano a lui imputatagli. Il codice penale invece, negli articoli 146 e 147, ci dice che per il cittadino affetto da malattia gravemente invalidante vi è il "rinvio obbligatorio dell'esecuzione della pena", mentre il secondo articolo su citato testualmente dice che questo deve essere applicato nel caso in cui "si trovi in condizioni di grave infermità fisica". Questi due articoli sono stati spesso utilizzati dagli avvocati per ottenere un regime meno oppressivo dei propri assistiti, tanto è vero che spesso ci si rivolge direttamente all'Europa, precisamente alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino.
La corte recentemente ha condannato l'Italia per una questione analoga, la Grande Charme infatti si è espressa positivamente sulla liberazione del Sig.Franco Scoppola, il quale si era appellato all'articolo 34 della "Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali" in quanto sofferente a causa di malattie cardiache, ed indebolimento della sua massa muscolare a causa di una frattura del femore, ipertrofia prostatica e depressione.
Tutte queste condizioni e tutte queste circostanze hanno portato i giudici a deliberare in senso positivo per il ricorrente, riconoscendogli non solo la scarcerazione ma anche ingenti somme per i danni morali subiti, oltre che al pagamento delle spese di giudizio sostenute dallo Stato.
Il dibattito quindi che ne è seguito essenzialmente è stato mediatico in quanto la richiesta è stata respinta, poichè gli stessi giudici hanno valutato attentamente le sue condizioni di salute non sono così invalidanti da non potergli più consentire di impartire ordini ai suoi uomini e di morire davvero come ha chiesto il suo difensore, dignitosamente.