È possibile dimenticare ciò che ha fatto uno dei più spietati simboli della mafia italiana? Totò Riina è stato artefice di tante stragi, di morti dolorose e spietate per le quali non ha mai mostrato pentimento. Oggi però le sue condizioni di salute gravi portano la Corte di Cassazione a rivalutare la sua permanenza in carcere. E così, nelle ultime ore si è parlato molto del fatto che Riina avrebbe il diritto a morire dignitosamente: un'ipotesi che ha subito scatenato grandi polemiche. A mostrare massimo disappunto davanti alla notizia è stato Maurizio Costanzo in un'intervista a "Il Giornale".
Per lui infatti non dovrà esserci nessuna pietà il Capo di Cosa Nostra, nemmeno negli ultimi giorni di vita.
Maurizio Costanzo ricorda le vittime di Riina
L'attenta osservazione del giornalista tv Maurizio Costanzo parte dal passato, dalla cronaca che ha turbato il nostro paese negli anni. Cita i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e si domanda se la loro morte sia stata dignitosa. Ricorda poi altri casi sui quali continuano le domande retoriche: "E il bambino sciolto nell’acido? O le persone cementate?". Costanzo non apre alcuna possibilità, si rifiuta di prendere in considerazione la parola "dignità" quando si parla di un uomo come Riina. Non a caso, con una dichiarazione categorica, il celebre giornalista ha criticato la decisione della Cassazione di considerare il differimento della pena per il boss mafioso.
"Per me Riina può morire in carcere". La decisione della Cassazione si basa sui principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione europea in tema di diritti umani, ma la vicenda crea grande scalpore in considerazione del nome del detenuto.
L'attentato a Maurizio Costanzo nel 1993
Maurizio Costanzo di mafia se ne intende eccome, visto il suo grande impegno nel contrastarla: nel 1993 è scampato a un attentato con autobomba in via Fauro, a Roma. Fu memorabile l'occasione in cui il giornalista tv bruciò in diretta televisiva una maglietta che riportava la scritta "Mafia made in Italy". Proprio per quello venne preso di mira dallo stesso Riina, che quando vide le immagini in tv commentò "Questo Costanzo mi ha rotto i c…".
Oggi Costanzo parla di quel momento come la sua condanna a morte si chiede ancora chi avrebbe spiegato ai suoi figli l'accaduto se quell'attentato fosse finito in modo diverso, causando la sua morte. Maurizio Costanzo non ha dubbi: lo Stato deve tutelare i parenti delle vittime che soffrono ancora, perché se Riina esce "Cosa Nostra si fortifica".