A lanciare l’allarme è il sindacato autonomo della polizia penitenziaria. La maxi rissa avvenuta sabato scorso nella Casa Circondariale di Larino è solo la punta dell’iceberg, afferma il segretario generale del SAPPE Donato Capece, servono provvedimenti urgenti e concreti. Alla base dei problemi delle carceri italiane vi sono il sovraffollamento, la presenza di detenuti stranieri e il fatto che molti reclusi non svolgano alcuna attività lavorativa. Una situazione estremamente pericolosa che mette a rischio anche gli agenti di polizia penitenziaria.

Scontri tra detenuti italiani e stranieri

È finita a scazzottate la rissa scoppiata all’interno del carcere di Larino. A sfidarsi a duello, armati di pezzi di legno e spranghe di ferro, i detenuti italiani contro quelli tunisini. Contusioni e ferite superficiali, ma due carcerati sono finiti in infermeria con i setti nasali rotti. Il sindacato denuncia che poteva andare molto peggio se non fossero intervenuti subito, fermando gli individui più violenti, gli agenti di polizia penitenziaria. “Ciò che è accaduto sabato scorso è gravissimo – ha denunciato il segretario regionale molisano del SAPPE Giovanni Lombardi – la brutalità con cui si sono affrontati i detenuti italiani da una parte e quelli di nazionalità tunisina dall’altra, è stata particolarmente violenta.

È solo grazie al pronto intervento degli agenti presenti che non è successo il finimondo.” Lombardi accusa l’amministrazione penitenziaria di non aver messo in servizio almeno un sottufficiale del Corpo. Dopo quanto è accaduto il direttore del carcere deve assumere misure urgenti, ha continuato il segretario, sia disciplinari che penali contro i detenuti responsabili della rissa.

Vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto

La maxi rissa, che ha visto coinvolti moltissimi detenuti del carcere molisano, è avvenuta in quella sezione del carcere dove vige il regime aperto. Ma cosa significa? Che tutti i carcerati che non rientrano nel 41bis, possono stare fuori dalle celle e circolare per i corridoi. Già da tempo il segretario nazionale del SAPPE Donato Capece ha denunciato che questa misura, decisa dall’amministrazione penitenziaria, mette a rischio gli agenti ogni volta che vanno a controllare gli internati.

Nuovo affondo del leader regionale del Molise, “Da quando è stato applicato il regime penitenziario aperto, nelle carceri italiane sono aumentati in modo esponenziale i casi critici. Ci risulta che circa il 95% dei detenuti passano fuori dalle proprie celle tra le 8 e le 10 ore al giorno e alcuni di loro non fanno praticamente nulla durante tutto l’arco della giornata.” Per risolvere la situazione gravissima che si sta profilando all’interno delle Case Circondariali italiane c’è bisogno di misure urgenti, denuncia Capece: “È necessario espellere i detenuti stranieri e imporre il lavoro obbligatorio per tutti.

Non è possibile che gli agenti di polizia vadano al lavoro temendo di essere insultati, offesi e persino aggrediti da detenuti violenti e irrispettosi persino delle regole più basilari.”

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