Il tribunale di Brescia è stato assediato, alcune strade risultano essere chiuse e vi sono persone in fila pronte a scoprire novità sul caso. Si torna a parlare dell'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra scomparsa nel novembre 2010 e ritrovata uccisa tre mesi dopo. Questo caso di cronaca ha turbato l'opinione pubblica, in parte per la giovane età della ragazza, in parte per gli avvenimenti legati alle indagini e in parte per l'arresto di un primo sospettato - l'operaio marocchino Mohammed Fikri - che risultò poi totalmente estraneo alla vicenda.
Poi si arrivò al ritrovamento del corpo della vittima e all'individuazione del presunto omicida: Massimo Bossetti.
Nella mattinata del 30 giugno 2017, il furgone blindato che portava a bordo Bossetti è giunto sino al Palazzo di Giustizia di Brescia, intorno alle 9. È cominciato così il processo di appello per il detenuto che il primo luglio 2016 venne riconosciuto come unico colpevole per la morte della ragazza e quindi condannato all'ergastolo.
La famiglia di Massimo Bossetti in tribunale
Al momento dell'ingresso presso il Tribunale di Brescia non è stata rilasciata alcuna dichiarazione dai difensori dell'imputato, Claudio Salvagni e Paolo Camporini. Sappiamo che il muratore di Mapello, sulle cui spalle pesa un accusa di omicidio volontario pluriaggravato, farà il possibile per cercare di ribaltare la sentenza.
A sostenerlo ci sono la madre Ester Arzuffi, la sorella Laura Bossetti e la moglie Marita Comi, pronte ad assistere a questa prima udienza del processo d'appello. Nei pochi secondi del suo spostamento dalle sbarre alla prima fila, Bossetti ha avuto modo di stringere le mani alla moglie, che si trova seduta alle sue spalle. Madre e sorella invece sono poco più indietro.
Mancano i genitori di Yara Gambirasio, la signora Maura e il signor Fulvio, che avevano già scelto di non presentarsi in primo grado. Il carpentiere, è apparso visibilmente dimagrito e si è seduto all'interno della gabbia presente in aula, che è il posto riservato ai detenuti. Secondo alcune indiscrezioni pare che Bossetti possa intervenire dopo la lettura della relazione che descriverà il processo di primo grado, quando il sostituto pg chiederà la conferma dell'ergastolo e il riconoscimento dell'accusa di calunnia che era invece caduta proprio in primo grado.
Le prossime udienze
La difesa di Massimo Bossetti si affiderà a un esperto britannico di genetica forense, Peter Gill, che cercherà di dimostrare quelli che a suo avviso sono gli errori legati al rintracciamento del profilo genetico di "ignoto 1", vale a dire la prova regina su cui si è basata la condanna dell'imputato in primo grado. Le udienze successive, che si terranno il 6 e il 10 luglio, serviranno per far parlare parte civile e difesa. Verso metà luglio invece dovrebbe arrivare la sentenza della Corte d'Assise d'appello bresciana.