Luciana Alpi è la madre di Ilaria Alpi, uccisa in Somalia 23 anni fa dove si trovava come inviata del Tg3, e porta avanti da tempo una estenuante battaglia chiedendo verità sull'assassinio della figlia. Dopo la richiesta, avanzata lo scorso 4 luglio dalla procura di Roma, di archiviare l'inchiesta sull'omicidio di Ilaria, Luciana Alpi è tornata a parlare in pubblico in occasione della presentazione del suo libro Esecuzione con depistaggi di Stato, avvenuta il 6 luglio a Roma presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
La verità, fino alla fine
Il titolo del libro, pubblicato da Kaos Edizioni e dedicato alla memoria del marito Giorgio Alpi che è sempre stato al suo fianco in questi anni di lotte, è di per sé esplicativo. La reazione di forte polemica della famiglia, alla decisione della procura romana, è passata dapprima ufficialmente attraverso le parole dell'avvocato Domenico D'Amati, il quale ha espresso profondo stupore per la richiesta di archiviazione e ha affermato che non si vogliono leggere prove esistenti sia sul movente che sui depistaggi. Nelle dichiarazioni raccolte durante la presentazione del suo libro Luciana Alpi si è detta stanca e amareggiata ma non intenzionata a fermarsi. Soprattutto la donna ha voluto lanciare un messaggio rivolto al Paese, che esulasse dal caso specifico dell'omicidio della figlia, con l'intento di smuovere ancora una volta la coscienza e lo spirito critico dell'opinione pubblica, riguardo a chiunque stia aspettando che sia fatta chiarezza, per eventi avvenuti all'estero o sul territorio italiano.
D'altronde era quello che la figlia Ilaria ha perseguito fino alla fine, a costo della vita: la verità.
Le cronache del tempo
Quando venne assassinata, insieme all'operatore Miran Hrovatin, la giornalista e fotoreporter italiana aveva 28 anni e si trovava a Mogadiscio per seguire la missione Onu 'Restore Hope' (in italiano, letteralmente 'Riportare la pace'), decisa per sedare la guerra civile scoppiata in Somalia.
Le cronache di quegli anni riportano il racconto di un tentativo fallito di rapimento ai danni di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, sfociato drammaticamente in una sparatoria che li uccise entrambi, e organizzato - si disse - come protesta nei confronti della presenza dell'esercito italiano sul territorio somalo.
Le ipotesi sul movente
Tuttavia l'ipotesi di un movente così generalista, rispetto alla volontà di colpire la rappresentanza italiana per mezzo di una giornalista scelta casualmente, non ha convinto fin dall'inizio e, nel tempo, ha acquisito credibilità una diversa versione che ricondurrebbe Alpi e Hrovatin al traffico di armi e rifiuti condotto dai pescherecci di una società italo-somala, su cui probabilmente i due reporter stavano indagando.
L'ultima richiesta di archiviazione
Eppure, trascorsi 23 anni dagli eventi, la decisione a cui è giunta la procura romana è che risulta impossibile stabilire sia il movente che i mandanti dell'omicidio - a causa prima di tutto delle difficoltà riscontrate nel condurre l'inchiesta in Somalia - oltre a non esserci prove che sostengano l'ipotesi di depistaggi intercorsi per confondere e deviare le indagini. Lo scorso 4 luglio è stata richiesta per questo l'archiviazione del caso, che rimette così ora la decisione nelle mani del gip.