Questa volta, purtroppo, la notizia è vera. Paolo Villaggio se n'è andato all'età di ottantaquattro anni. Se ne va un genio a tutto tondo, un artista completo, un sapiente e sarcastico lettore della società italiana, un Attore con la A maiuscola, se ne va un pezzo di vita, della vita di generazioni di italiani che hanno riflettuto e riso con i suoi film.

Già, riflettuto, perché l'ironia di Villaggio non è mai stata banale, il suo era un sarcasmo critico, volutamente ragionato, una comicità che portava all'estremo i caratteri dell'italiano medio.

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Il suo più grande personaggio, il ragionier Ugo Fantozzi, una vita in quell'ufficio sinistri, incarna pienamente lo spirito di quella persona che si trova sempre e puntualmente nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Tra una risata e l'altra, chi è che non si è mai rivisto in almeno uno degli aspetti tipici del ragionier fantozzi? Dall'appassionato di calcio, che tra una familiare di Peroni ghiacciata ed il rutto libero, resta incollato allo schermo davanti alla partita; a quello di ciclismo che vede dissacrare lo sforzo immane degli atleti nella mitica edizione della coppa Cobram; passando per l'uomo geloso che pedina la moglie convinto che lo tradisca con il giovane ed avvenente panettiere; fino alle cotte paurose per la Signorina Silvani, tutti ma proprio tutti non possono sentirsi completamente fuori da questa dissacrante rappresentazione.

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In fondo Paolo Villaggio è stato volutamente un grandissimo dissacratore. La scena più bella, e forse la più famosa tra i tanti suoi film, resta sicuramente quella che, dopo novantadue minuti di applausi, definisce la Corazzata Potemkin, il capolavoro del regista russo Sergej Ejzenstejn, una "cagata pazzesca". Chi, in fondo, guardando questo film, non ha pensato proprio alla battuta di Villaggio?

A detta di chi lo ha conosciuto, Paolo Villaggio in vita è stato esattamente come i personaggi che interpretava. Voleva essere, e ci è sempre riuscito (questo va detto), una persona libera. Storica ed esemplare, quanto famosa, resta la sua profonda e lunga amicizia che lo legava a Fabrizio De André. Entrambi genovesi, entrambi figli ribelli di famiglie aristocratiche. Simpatico quanto esilarante fu l'aneddoto che lo stesso Villaggio raccontò in una trasmissione di Fabio Fazio in occasione del decennale della scomparsa del cantautore.

"Io e Fabrizio - disse - siccome non avevamo niente di serio da fare, quando viaggiavamo in treno, ci divertivamo a buttare dal finestrino i bagagli della gente. Ridevamo come matti, anche per le reazioni delle vittime e per le conseguenze che scaturivano dai nostri pesanti quanto inutili scherzi". Allora "vadi" ragioniere, "vadi" fino al diciottesimo piano,"vadi" fino al "megadirettoregalattico", "vadi", se l'è meritato.

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