Johnny e Virna la bruna sono stati catturati, per la seconda volta in trent'anni. Pazienza che la bruna di Johnny non sia la stessa del lontano 1987, ma in fondo nemmeno il protagonista è lo stesso 'eroe anarchico' della ballata di Massimo Bubola, liberamente ispirata alla figura del criminale bergamasco Giuseppe Mastini, arrestato dalla polizia in provincia di Siena meno di un mese dopo la sua ultima fuga. Su una cosa concordiamo con Bubola: la vita di johnny lo zingaro somiglia per certi versi a quella di alcuni famosi banditi dell'epopea western le cui 'gesta' sono state romanzate ed ingigantite dal cinema e sono diventate leggenda.

Definirlo tale è un pò eccessivo, ma certamente lo zingaro è entrato nella cultura di massa come uno dei banditi made in Italy più famosi, al pari di Salvatore Giuliano, Graziano Mesina, Pietro Cavallero, Renato Vallanzasca, Felice Maniero o Enrico 'Renatino' De Pedis.

Una lunga scia di crimini

La semilibertà che gli era stata concessa nell'agosto dell'anno scorso era stata considerata un'imprudenza, ma tutti quelli che lo hanno conosciuto negli ultimi anni della sua detenzione hanno assicurato che Giuseppe Mastini era una persona diversa. Probabilmente è vero, ma di certo un ergastolano non salderà mai in questa vita il suo debito con la giustizia, ed i debiti dello zingaro sono parecchio pesanti.

Nato a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo, nel 1960, figlio di giostrai di etnia sinti, ha compiuto dieci anni da poco quando si trasferisce a Roma con la sua famiglia. La sua carriera criminale è piuttosto precoce: la prima rapina la compie ad 11 anni, un furto ed uno scontro a fuoco con gli agenti di polizia a seguito del quale rimane ferito. A 14 anni commette il primo omicidio, la vittima è un tranviere, Vincenzo Bigi, ucciso per pochi spiccioli. A seguito del delitto viene arrestato nel 1975 e condotto al carcere minorile di Casal del Marmo, da dove evade meno di un anno dopo. L'arresto e l'evasione sono una costante della sua vita: negli anni a venire fuggirà anche dai penitenziari dell'Aquila e di Pianosa.

Dalla seconda metà degli anni '70 e per buona parte degli anni '80 è un punto di riferimento della malavita romana, bandito abile e spietato. Poi l'arresto che sembra definitivo e la condanna, nel 1987, a 15 anni di reclusione.

L'arresto del 1987 e la condanna due anni dopo

Pochi mesi dopo usufruisce di un permesso premio per buona condotta e non fa ritorno in carcere: scatta la caccia all'uomo. Di certo non fa sparire le sue tracce, viene anzi riconosciuto come autore di una serie di rapine. In questo periodo conosce la ventenne Zaira Pochetti, studentessa universitaria, colei che Massimo Bubola immortalerà idealmente nella sua canzone con il soprannome di Virna la bruna. La sua latitanza è breve, meno di un mese dopo la sua evasione viene rintracciato dalla polizia nei pressi della Circonvallazione Tuscolana: ne scaturisce una sparatoria nel corso della quale rimane ucciso l'agente di polizia Michele Giraldi.

Dopo un incredibile inseguimento nel corso del quale viene presa anche una ragazza in ostaggio (Silvia Leonardi, poi rilasciata), Johnny lo zingaro e Zaira Pochetti vengono arrestati. La giovane morirà un anno dopo, in preda all'anoressia, mentre portava in grembo il figlio del bandito. Nel 1989 la sua condanna all'ergastolo per quasi tutti i reati contestati, tranne che per l'assassinio di Paolo Buratti, console italiano in Belgio trucidato nella sua villa a nord di Roma. La moglie del diplomatico aveva riconosciuto lo zingaro in una foto segnaletica, ma la sua testimonianza sarà giudicata poco attendibile.

Sospetti in merito al caso Pasolini

Il nome di Johnny lo zingaro è saltato fuori anche in uno dei casi più controversi della cronaca nera italiana, l'omicidio del poeta, scrittore e regista Pier Paolo Pasolini commesso sul litorale di Ostia il 2 novembre 1975.

Mastini conosceva molto bene Pino Pelosi, deceduto pochi giorni addietro, accusato e condannato per il delitto ed anche lui detenuto nel carcere minorile di Casal del Marmo. Il sospetto sulla sua possibile complicità in occasione dell'omicidio di Pasolini deriva dal ritrovamento di un plantare di scarpa numero 41, rinvenuto dalle forze dell'ordine all'interno dell'auto dell'artista che non apparteneva nè alla vittima, nè a Pelosi. Lo zingaro usava invece un plantare di quel tipo a seguito delle conseguenze della sparatoria che lo aveva visto coinvolto con gli agenti di polizia quando aveva soltanto 11 anni. Relativamente alla sua presenza nella cultura di massa, a parte il brano di Massimo Bubola, gli è stato dedicato un film dal regista Emanuele Del Greco, intitolato 'Johnny lo zingaro, tutta la verità'.

A lui è stata ispirata inoltre la figura di un criminale, protagonista della fiction 'Distretto di polizia', tale Pablo il gitano che, guarda caso, è accompagnato da una ragazza di nome Zaira, figlia di un pescatore esattamente come la Pochetti.