Il ripensamento di Donald Trump in merito alle sanzioni che si presume verranno attuate nei confronti della Russia, potrebbe essere letto come un astuta "mossa politica" del Tycoon per depistare sospetti sul suo presunto legame con Mosca. La sorprendente inversione di marcia del presidente Usa, inizialmente contrario ai duri provvedimenti nei confronti del Cremlino per le elezioni presidenziali del 2016 (Russiagate), ma anche per gli interventi militari in Ucraina e Siria, è pertanto un colpo di scena che non a caso arriva proprio oggi in cui si attende l'audizione del genero del presidente Usa, Jared Kushner, in merito ai "sospetti rapporti dell'entourage di Trump con il Cremlino".

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Usa, domani al voto le sanzioni per Russia, Corea del Nord e Iran

Domani al voto la Camera dei rappresentanti, dopo un "accordo bipartisan" che definiva il pacchetto di sanzioni da attuare contro il Cremlino. Accordo tra democratici e repubblicani, che tuttavia prevede anche un pugno di ferro nei confronti di Corea del Nord e Iran, sui quali sembra che andranno a gravare "sanzioni economiche piuttosto severe".

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Un disegno di legge che verrà discusso con la certezza di un epilogo definitivo nei prossimi giorni, per la precisione prima della chiusura del Congresso per la pausa estiva, e che se verrà approvato, sarà la prima volta in cui il Congresso avrà imposto il suo volere alla Casa Bianca. A far preoccupare potrebbe essere tuttavia l'intenzione del presidente di ammorbidire leggermente la linea dura nei confronti di Mosca: eventualità che, se si verificasse, potrebbe dare il via ad un braccio di ferro piuttosto pericoloso tra le parti in causa.

Sarah Sanders: "appoggiamo il progetto di legge com'è ora"

In merito si è anche espressa la portavoce del presidente Donald Trump, Sarah Sanders, la quale ha fatto sapere agli organi di stampa Usa che il presidente "appoggia il progetto com'è ora": questo, dopo che la Casa Bianca si era fermamente opposta ad un precedente documento in cui veniva meno la possibilità di Trump di intervenire "limitando in parte" le sanzioni a Mosca.

Nel nuovo documento, pertanto, vi sono ulteriori "possibilità di azione" per il presidente: se per esempio Trump volesse intervenire sospendendo le restrizioni, oppure apportare modifiche sostanziali alle stesse riguardo le politiche nei confronti di Mosca, sarebbe allora tenuto ad informare il Congresso che, conseguentemente, avrebbe 30 giorni per decidere il da farsi.

Sempre secondo il portavoce del presidente, "Trump è nella posizione di agire con durezza verso Mosca".

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"La legge originale era mal concepita", prosegue la Sanders, affermando che dopo un lungo lavoro con la Camera e il Senato, e le conseguenti modifiche, si è finalmente giunti ad un puto di incontro. Intano, sempre secondo la Sanders, lo scopo comune resta quello di "continuare a lavorare con Camera e Senato affinché verranno imposte queste dure sanzioni, e si risolverà la spinosa situazione in Ucraina".

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Sanzioni Russia 'mossa politica' di Trump?

Come dicevamo, si sospetta che l'improvviso sostegno alle sanzioni di Trump, sia una mossa politica del Tycoon per affermare che non vi è in realtà alcun legame tra lui e Mosca, soprattuto nella delicata settimana di indagini sul Russiagate. Prevista per domani infatti l'audizione di Jared Kushner, che esporrà la sua versione dei fatti davanti alla Commissione Intelligence del Senato. Allo stesso tempo, con un sincronismo invidiabile, è rientrato a Mosca Sergey Kislyak, l'ambasciatore russo degli Usa che ha un ruolo importantissimo nella vicenda Russigate. Lo ha dichiarato chiaramente l'ambasciata russa, con un tweet in cui si precisava che "l'ambasciatore russo ha terminato il suo incarico a Washington". Kislyak che negli ultimi mesi ha assunto un ruolo decisamente fondamentale per le sue presunte relazioni con i membri della campagna elettorale nelle presidenziali del 2016. Intanto, proprio questi giorni, il Washington post ha rivelato altri "rapporti sospetti" del diplomatico russo e un altro membro dell'amministrazione Trump, Jeff Sessions.

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