Ancora una volta, sempre in estate, non si fa che parlare di gianluca vacchi: al rampollo sono stati pignorati beni per 10 milioni. Eppure in famiglia c'è chi di impresa se ne intende...

Barche e ville pignorate a Gianluca Vacchi

Gianluca Vacchi piace tanto sui social network e in qualche discoteca: i suoi balletti sempre accompagnati, i suoi tatuaggi disordinatamente sparpagliati sul corpo ben curato, il suo lusso ostentato in maniera pacchiana suscitano molto successo a livello di like.

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Poi, però, lo stesso gradimento non viene riscosso con alcune banche. Il Banco Bpm, nato lo scorso gennaio dall'unione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano, ha così ottenuto il sequestro di beni e azioni per 10 milioni. Alla base del sequestro c'è il prestito da 10 milioni e mezzo di euro "ottenuto dalla First Investment spa, la holding di partecipazioni di cui Vacchi è amministratore unico". E pensare che in origine il debito ammontava a circa 30 milioni di euro.

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Così, alcuni degli yacht o delle ville in cui mister GV - ormai diventato un marchio sfoggiato sulla pelle o ricamato sugli abiti - amava farsi riprendere sono passati nelle disponibilità della banca assieme alle quote del Golf club di Castenaso.

Ima, il successo anti-delocalizzazione

Eppure nella famiglia Vacchi, chi si intende di imprenditoria c'è ed è il cugino Alberto, titolare della Ima - Industria macchine automatiche. Nata nel 1961, la ditta venne realizzata per progettare macchinari destinati al confezionamento di polvere in busta da carta: due anni dopo, la maggioranza azionaria venne acquisita dalla famiglia Vacchi.

In un'epoca in cui le aziende italiane si arrendono alla logica perversa della delocalizzazione, la Ima riesce a registrare importanti risultati mantenendo la produzione in Italia senza trasferirla all'estero per sfruttare i costi molto più vantaggiosi. Sul titolo in Borsa, ad esempio, l'impresa di Alberto Vacchi ha reso il 1.400 per cento a chi ci ha scommesso sopra: ovvero, chi ha investito mille euro nel 2002 oggi ne guadagna 15.700, dividendi compresi.

Gianluca Vacchi: Mr. Enjoy o signor Fannullone?

Il successo della Ima era stato raccontato da Alberto Vacchi al Corriere Economia: coinvolgendo il gruppo dei 9 storici fornitori che fatturavano 17 milioni, il gruppo Ima ha puntato su di loro acquisendo quote di minoranza: così, sono stati in grado di investire per rendere più efficiente la produzione. Un altro passaggio vincente è stato garantire loro lavoro, senza però occupare tutta la produzione.

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Percorrendo questa strada, gli stessi fornitori sono arrivati a fatturare 200 milioni, realizzando una filiera produttiva di lavoro che ha coinvolto altre piccole imprese del territorio. Ma in questi ultimi giorni, sembra essere anche un altro il segreto del successo della Ima. Come ha riportato il Quotidiano, infatti, sembrerebbe che i cugini di Gianluca arrivino a versargli una cifra pari a 5 milioni di euro all'anno, con l'unico scopo di tenerlo lontano dal gruppo Ima, la holding di famiglia che registra un fatturato di un miliardo e 300 milioni.

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A prendere le distanze dal parente, dj e viveur, arrivò perfino un comunicato lo scorso ottobre in cui si precisava che il dottor Gianluca Vacchi è azionista di Ima Spa, ma senza avere deleghe e senza occuparsi direttamente della gestione aziendale. Per molti anni Gianluca Vacchi - secondo il comunicato - ha svolto l’attività di imprenditore al di fuori del contesto Ima, senza alcuna partecipazione attiva in questa azienda. "Per fortuna" avranno pensato i cugini.

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