La suprema corte ha disposto e condannato con sentenza depositata il 4 settembre 2017, un comportamento illecito, in grande espansione negli ultimi anni, riguardante il furto di energia elettrica. Stavolta, la vicenda è accaduta in provincia di Lecce, autrice del malfatto, una donna residente a Francavilla Fontana.

La vicenda

La spiacevole vicenda prende avvio alcuni anni fa in un paese in provincia di Lecce.

A rendere l'accaduto di grande interesse risulta essere la decisione inaspettata disposta dalla Corte Costituzionale. Il caso si apre quando una donna, di entità non nota, in seguito ad alcune difficoltà quotidiane, si ritrova senza soldi. Tante complicanze si associano al dispiacere economico, quali la perdita del lavoro, di lì a poco ad incidere maggiormente sarà lo sfratto dall'abitazione in cui la donna viveva.

La situazione diventa ancor più complicata quando la stessa si trova a dover assistere economicamente anche alla figlia incinta. Sono proprio queste ultime, le motivazioni che hanno spinto la signora a dichiarare lo stato di necessità, tanto da decidere di iniziare ad usufruire abusivamente della rete elettrica. In seguito, alla scoperta del fatto fraudolento, si è cosi avviato un processo, durato alcuni anni, in cui è stata emanata sentenza, prima in Corte d'appello e successivamente in Cassazione.

La sentenza

Il processo tortuoso, avviato in seguito ai primi accertamenti della manomissione del contatore dell'energia elettrica è stato discusso sia in corte d'appello che in Cassazione. Infatti, la donna una volta condannata in primo grado, decise di avviare il giudizio in Corte d'appello, ma l'azione non servì a placare la vicenda. La corte confermò la condanna della donna, respingendo il ricorso.

Tutto sembra rientrare nella normalità ed equiparabile ad altri processi di tale entità, fintanto che, il caso non viene portato in Cassazione.

Ebbene sì, la Corte di cassazione con sentenza del 4 settembre 2017 dispone che l'utilizzo dell'energia elettrica non risulta essere un'azione indispensabile per l'uomo, pertanto la mancanza di essa all'interno dell'abitazione non è necessaria, tanto da non comportare pericolo e danno alla persona.

Per la suprema corte risulta essere più grave e di maggior importanza l'aver agito illegalmente, rispetto alla causa di tale azione. Il caso si conclude con una sentenza che condanna la donna al pagamento di una sanzione pari a 2 mila euro per essere stata presuntuosa nell'aver posto in essere anche un ricorso.

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