I paradise papers sono la nuova inchiesta giornalistica internazionale che riguarda ben 13 milioni di documenti relativi ad attività off-shore di migliaia di aziende, 120 politici, svariati personaggi dello spettacolo e anche regine; hanno un’enorme importanza perché coinvolgono un periodo di oltre mezzo secolo che va dal 1950 al 2016.

A render note a livello mondiale le carte segrete dei Paradise Papers è l'International Consortium of Investigative Journalists mentre in italia la notizia è stata pubblicata in esclusiva da L'Espresso e dalla trasmissione Report.

Legale ma non regale

Il nome più altisonante tra i coinvolti è senza dubbio quello della regina Elisabetta d'Inghilterra perchè del suo patrimonio privato, 10 milioni di sterline sono stati investiti in un fondo off-shore sito nel paradiso fiscale delle isole Cayman, che garantisce l'anonimato senza esigere tasse.

Tra i big della musica spicca il nome di Bono Vox, cantante degli U2 che da sempre combatte per chiedere ai governi di abolire il debito dei paesi in via di sviluppo ma che è titolare di partecipazioni in una società maltese che ha investito in un centro commerciale lituano.

In politica si annovera la presenza di Wilbur Ross ministro al commercio di Trump che avrebbe fatto affari con persone vicine al presidente russo Vladimir Putin cosa che in un periodo in cui la Casa Bianca è turbata dal Russiagate non era la notizia più conveniente per l’amministrazione Trump.

Tra i grandi dell’industria si segnala Paul Allen, co-fondatore di Microsoft che registra investimenti in un mega-yacht e alcuni sottomarini tramite società offshore.

Uno scandalo internazionale

Tra il lungo elenco di nomi illustri del panorama internazionale ci sono la star della musica Madonna, l’ex generale Wesley Clark, la regina di Giordania, Noor, il tesoriere del premier canadese Justin Trudeau, il finanziere George Soros, il ministro delle finanze brasiliano, e molti big della finanza.

Un primo esame dei file non ha mostrato la presenza di illegalità; avere società offshore infatti è legale, a patto che vengano dichiarate al fisco.

La vicenda però ha evidenziato quanto questo sistema che prevede basse o inesistenti imposte e che garantisce l’anonimato, gestisca enormi ricchezze a livello mondiale e rappresenti oramai un ramo parallelo dell’economia.

Se una cosa è legale comunque non significa necessariamente che sia anche morale.

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