Ci troviamo all'istituto Massimo, uno dei più importanti licei della capitale italiana che ha ospitato, tra i suoi banchi, personaggi del calibro di Luca Cordero di Montzemolo e Mario Draghi. All'interno di questo stesso liceo, una giovane studentessa di appena quindici anni è stata costretta a sopportare abusi sessuali da parte di uno dei professori del suo corso, senza poter minimamente dire nulla a nessuno e per ben due mesi. Non si trattava solo di violenze sessuali, ma vi erano anche minacce che costringevano la ragazzina al silenzio nei confronti delle amiche e dei parenti, ma soprattutto nei confronti dei genitori che, insospettiti dal comportamento non proprio normale della loro figlia, hanno deciso di controllarle il telefonino e di sporgere denuncia.

Una denuncia che ha permesso agli uomini dell'arma dei carabinieri di avviare le opportune indagini per cogliere il professore con le mani nel sacco.

La confessione della quindicenne e l'arresto

Secondo le dichiarazioni della ragazzina, convinta dagli stessi inquirenti a rivelare quanto accaduto, questa sorta di relazione sarebbe iniziata circa due mesi fa, quando l'uomo, un professore romano di circa cinquantaquattro anni, le avrebbe donato delle avance con complimenti riguardanti la sua persona ed il suo aspetto fisico.

Complimenti che si sarebbero poi evoluti in baci e palpatine a livello fisico, terminando poi con un rapporto orale. Una situazione che ha poi spinto la ragazza, stufa dei continui soprusi da parte dell'uomo, ad allontanarsi dal professore e dalla scuola, nel tentativo di non ricadere più in ricatti ed in situazioni che non le facevano per nulla piacere. Sarebbe stato dunque lo stesso professore, Massimo De Angelis, 53 anni, a mandare continui messaggi alla ragazzina, costringendo i genitori a perquisirle il telefonino e sporgere poi denuncia alle autorità competenti.

Sono bastate poche ore e qualche dichiarazione per spingere gli uomini della vigilanza a porre l'uomo in custodia cautelare, in attesa che vengano approfondite le indagini e che possa prevalere l'accusa di violenza aggravata su di un minore. Gli inquirenti hanno inoltre posto sotto sequestro tutte le apparecchiature elettroniche di cui l'uomo era in possesso, ovvero il suo computer ed il suo telefonino, in modo da poterli analizzare attentamente.

Le indagini, quindi, non finiscono qui.

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