È stato necessario indagare per oltre un anno e in maniera minuziosa per sgominare un doppio sodalizio di criminali che aveva instaurato nella Capitale, precisamente nel quartiere San Lorenzo, la base operativa per il traffico e consumo di droghe. Le Fiamme Gialle hanno sequestrato più di 10 chilogrammi fra cocaina e marijuana e hanno bloccato la disponibilità di 600.000 euro. L'operazione è stata condotta più precisamente dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata.

L'origine delle indagini

Oltre duecento finanzieri hanno arrestato come misura cautelare 28 soggetti fra le province di Roma e Latina. A richiedere la misura cautelare è stato il Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini hanno avuto origine e sono collegate all'operazione “DRUSO-EXTRA FINES” con cui è stato neutralizzato il clan siciliano dei Rinzivillo, di Gela, con ramificazioni nel Lazio, in Sicilia, in Lombardia, in Piemonte, in Emilia Romagna e in Germania.

I dettagli dei sodalizi criminali

Secondo quanto scoperto dai finanzieri con numerose e importanti intercettazioni telefoniche e ambientali, il punto di unione con la Capitale era Maurizio Pasquetto, pluripregiudicato romano, di cinquantotto anni. Stando alle indagini, Pasquetto era al vertice di un gruppo autonomo di delinquenti i cui affari erano lo spaccio di grosse quantità di cocaina e marijuana.

In questa attività, un ruolo importante era ricoperto da Bruno Reali che, sempre stando al rapporto della Guardia di Finanza, conteggiava gli incassi, svolgendo anche il ruolo di "magazziniere". Nella rete messa in piedi da Pasquetto, che aveva messo la sua abitazione a disposizione giorno e notte per il traffico e consumo di dorga, risultano coinvolti anche i gruppi attivi a Roma che rispondevano al pluripregiudicato Giovanni La Racca e all'incensurato Nicholas Cianfrocca.

Non è la prima volta che una abitazione in un quartiere tipico della movida venga utilizzato per il traffico di droga.

Operava dai domiciliari

Per rifornirsi di droga e smerciarla in tutto il Lazio, Pasquetto aveva creato un collegamento con un'associazione facente capo al pluripregiudicato Gennaro Amato che operava direttamente da una comunità terapeutica in provincia di Roma dove stava scontando gli arresti domiciliari. Per mascherare questa sua attività si era avvalso di un prestanome, Alessandro Contì. Nel frattempo, per evitare il sequestro (e ipotetica confisca finale), Amato aveva reinvestito i guadagni in due società per il noleggio di automobili di lusso ai cui vertici risultano altri prestanome.

L'accuratezza di Amato è però valsa a poco, perché l G.I.P. del Tribunale di Roma ha sequestrato lo stesso, in maniera preventiva, il capitale e il compendio aziendale delle due attività.

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