Oltre che vedersela con la giustizia, nella sua nuova condizione deve affrontare la dura 'legge' del carcere. Ha paura Massimo De Angelis, il 53enne prof reo confesso, arrestato per abusi sessuali su un'alunna 15enne cui dava finte ripetizioni di latino nel prestigio liceo romano dei gesuiti 'Massimo' dove insegnava. Recluso da martedì scorso nel carcere di Regina Coeli, è un 'sorvegliato speciale' perché i detenuti comuni non ammettono reati sessuali, specie su minori. Il docente che ha ricevuto 'larvate' minacce, teme per la sua incolumità ed è controllato ogni 15 minuti.

Sorvegliato ma non in isolamento

Interrogato in carcere giorni fa dalla gip Annalisa Marzano, il prof ha confermato l'impianto accusatorio scusandosi con tutti per la fiducia tradita in qualità di educatore e insegnante. Per giustificarsi ha detto che era innamorato e il rapporto era consenziente. Superato l'interrogatorio, vive nel terrore di subire un altro tipo di giustizia, quella dei detenuti.

"Temo per la mia vita, qui dentro me la faranno pagare", ha confidato al suo avvocato Fabio Lattanzi nel panico e piangendo. Reati a sfondo sessuali difficilmente sono tollerati in carcere. Per questo è stato collocato in una cella in cui c'è un rom 20enne accusato dello stupro di due 14enni adescate in chat. Separato da altri reclusi, ma non in isolamento, il prof ha paura anche del suo compagno di cella e vorrebbe esser portato in infermeria.

Spiega il Garante dei detenuti della Regione Lazio Stefano Anastasìa: "Gli autori di reati a sfondo sessuale sono sempre separati dagli altri, perché trattandosi di reati di particolare riprovazione nella comunità dei detenuti c'è il rischio che qualcuno possa fargli del male". De Angelis ha una sorveglianza costante perché, al pericolo che gli venga fatto del male, si aggiunge la possibilità che possa lui stesso 'castigarsi'.

Come misura precauzionale, è stato collocato in una cella vicina al posto di osservazione dei poliziotti. "E' una persona traumatizzata da un'esperienza per lui nuova e abbastanza imprevedibile", dice il Garante. Il difensore di De Angelis ha riferito che il suo assistito ha tentato già due volte il suicidio quando la 15enne lo avvisò che i genitori avevano scoperto tutto e avrebbero scatenato l'inferno denunciandolo.

Incontro quotidiano con lo psicologo

"Non ho detto che ho tentato il suicidio perché mi vergognavo", ha confidato il docente allo psicologo del carcere che incontra quotidianamente. L'ha definito "prostrato e scosso", il suo difensore. L'amministrazione penitenziaria è consapevole della condizione di stress specie per chi affronti la detenzione per la prima volta in vita sua, senza avere un'esperienza in tal senso né sapere come gestirla, in età matura e con un'estrazione sociale e culturale ben diversa dalla media della popolazione detenuta.

Al fratello confidò di voler smettere

Durante l'interrogatorio, De Angelis ha riferito al gip che l'arrivo della polizia a casa per arrestarlo è stato per lui quasi una liberazione, un sollievo. Aveva raccontato della relazione proibita al fratello per farsi aiutare, voleva smettere di frequentare l'alunna 15enne, ma poi ha detto che non ci riusciva. Malgrado abbia ammesso le sue responsabilità, alla gip ha detto di essere rimasto "preda di un gioco affascinante" da cui non riusciva ad uscire. Per l'accusa "tecniche subdole" di un corteggiamento illecito. Fino all'esito ormai noto: scambi di messaggi, audio erotiche, telefonate a tutte le ore, incontri sessuali nelle aule della scuola. Esploso lo scandalo è stato sospeso dall'insegnamento. Forse andrà ai domiciliari in un convento.

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