A poche settimane di distanza dalla dichiarazione di Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele, un gruppo di archeologi israeliani ha rinvenuto nella Città Vecchia di Gerusalemme un antico sigillo in argilla, risalente a più di 2700 anni fa, con scritto sopra "appartenente al governatore della città" che sembra confermare che all'epoca esisteva veramente questa carica di cui la Bibbia parla in più parti, ma la cui esistenza non era mai stata documentata da reperti archeologici. La scoperta è stata resa nota il 1° gennaio.
Il ritrovamento
Il sigillo, delle dimensioni di una piccola moneta, che raffigura due uomini in posizione eretta con un abito a righe, secondo i ricercatori sarebbe appartenuto ad un governatore di Gerusalemme, carica di cui narra la Bibbia la cui esistenza fino ad oggi non era confermata da ritrovamenti archeologici, e per questo motivo la scoperta è ritenuta importante e significativa. All'interno del testo sacro la figura dei governatori di Gerusalemme è citata due volte, nelle Cronache ed in uno dei libri dei Re, e secondo l'archeologa Shlomit Weksler-Bdolah il ritrovamento supporterebbe la teoria dell'esistenza di questa figura a Gerusalemme 2.700 anni fa.
Il nodo di Gerusalemme Capitale
Il ritrovamento del sigillo arriva a meno di un mese di distanza dalla decisione del presidente americano Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale dello Stato di Israele, una mossa che ha suscitato rabbia nella popolazione palestinese, facendo esplodere forti proteste e provocando reazioni contrariate da parte di molte nazioni.
Nei giorni successivi alla dichiarazione di Trump l'Egitto aveva presentato una bozza di risoluzione, sostenuta da altri 14 paesi, che condannava tale riconoscimento e lo respingeva, bozza che gli Usa hanno bloccato esercitando il diritto di veto di cui godono presso il Consiglio di Sicurezza Onu. Da notare come anche gli alleati occidentali degli Stati Uniti in questa occasione si siano schierati in favore della risoluzione, e dunque contro la mossa di Trump. La reazione americana non si è fatta attendere, con l'ambasciatrice Usa presso l'Onu, Nikki Haley, che ha definito la risoluzione proposta "un insulto che gli Stati Uniti non dimenticheranno", sostenendo che gli Usa hanno esercitato il diritto di veto per difendere la sovranità americana ed il ruolo degli Usa nel processo di pace in Palestina.