L’agente sotto copertura e l’agente provocatore sono la stessa cosa. La differenza è che la prima figura è ammessa dalla legge, anche se solo in determinati casi (traffico di droga, terrorismo, pedofilia), mentre la seconda è ancora vietata, come si è visto nel clamoroso caso dell’inchiesta sul traffico di rifiuti in Campania che ha coinvolto Roberto De Luca, figlio del governatore campano Vincenzo. Necessario dunque aggiornare la legislazione vigente. È questo il succo dell’intervista rilasciata dall’ex pm di Mani Pulite, Piercamillo Davigo, al quotidiano Repubblica.

Secondo Davigo, infatti, l’unico modo per riuscire a sconfiggere la corruzione in Italia è il ricorso all’agente provocatore, così come fatto, in modo illegale ma coraggioso ed efficace, dalla redazione di Fanpage, autrice dell’inchiesta bomba denominata Bloody Money.

‘Agente sotto copertura e agente provocatore sono la stessa cosa’

Piercamillo Davigo, da poco reduce dall’esperienza alla guida dell’Associazione nazionale magistrati, interpellato da Repubblica, dice la sua sulla questione della corruzione in Italia. Davigo non entra naturalmente nello specifico dell’inchiesta di Napoli che ha coinvolto, tra gli altri, il figlio del governatore Vincenzo De Luca, dimessosi dal ruolo di assessore al Bilancio di Salerno, ma prende spunto dalla vicenda.

Secondo lui, infatti, l’unico modo per sconfiggere la corruzione in Italia è l’utilizzo dell’agente provocatore. Nunzio Perrella, l’ex camorrista infiltrato da Fanpage nei Palazzi del potere campano, arrivato fino a de luca, inizia dunque a fare scuola. Davigo denuncia il fatto che non sia giusto ammettere legalmente operazioni sotto copertura, in cui un agente di polizia giudiziaria infiltrato in una organizzazione criminale induce altri ad acquistare droga, commettendo così un reato, mentre per i casi di corruzione questa figura resta al momento vietata.

Davigo cita Hobbes

Davigo, in pratica, citando Il Leviatano di Thomas Hobbes, sostiene che siano i corrotti e i corruttori, “in collera con le operazioni sotto copertura”, a definire i protagonisti di queste ultime agenti provocatori. La droga e le tangenti sono la stessa cosa, e non è giusto, quindi, coprire legalmente il poliziotto che vende droga, mentre non è possibile offrire mazzette.

Entrambi i reati, secondo Davigo, vanno ad incidere in un sottobosco criminale dove questi fatti accadrebbero ugualmente (come dimostrato dall’inchiesta di Fanpage), anche senza l’agente provocatore. “Non si crea il reato, perché queste persone comunque commetterebbero ‘serialmente’ i reati”, puntualizza il magistrato. Una soluzione rapida per equiparare le due fattispecie sarebbe quella di attuare immediatamente la convenzione Onu contro la corruzione, firmata a Merida nel 2003.