Jacques Cassandri è un uomo di 74 anni. A quest'età un uomo dovrebbe godersi la pensione, la famiglia, e togliersi qualche velleità. Così ha fatto "il Pelato", chiamato in questo modo dagli intimi, molto prima della vecchiaia. Tra un po' di carcere (14 anni in tutto) e una bella vita, con beni al sole e non, Cassandri è arrivato ora in tribunale, quando avrebbe benissimo potuto evitarlo.
La rapina a Nizza alla Sociètè Gènerale
Il 17 e 18 luglio a Nizza nel 1976, tredici banditi, tra cui Cassandri, organizzarono quella che fu definita dalla stampa la rapina del secolo.
Passando dalle fogne situate sotto la città di Nizza, mirarono alla banca Sociètè Gènerale, riuscendo ad arrivare al caveau e ad aprire, su 4000, 371 cassette di sicurezza. Lo fecero in assoluta tranquillità, indisturbati, durante il fine settimana. Qualcuno di loro interruppe addirittura il furto per andare al ristorante a fare uno spuntino. Il bottino fu di 50 milioni di franchi (30 milioni di euro di oggi), guadagnati così, senza neanche uno scontro con la polizia, o qualcosa che abbia distratto l'operazione.
Albert Spaggiari il capo della banda
Prima di andarsene i ladri lasciarono una frase scritta sul muro: senza armi, senza violenza e senza odio. Il primo a compiere quel gesto fu Albert Spaggiari, ritenuto il capo banda.
Fu sulla sua scritta che gli altri ricalcarono la loro, per confondere le acque e non essere identificati in alcun modo. A rapina ultimata, la banda spartì il lauto bottino in una villa. La rapina rimase per molto tempo la più importante degli ultimi anni. Spaggiari aveva origini italiane, era un estremista di destra, ex paracadutista, aveva lavorato in una fabbrica di cassaforti in Senegal, attività che gli permise di organizzare con i suoi complici, alla perfezione, la rapina. Dopo aver preso la via degli Stati Uniti, tornò a Nizza e nell'ottobre del 1976, venne arrestato. Riuscì ad evadere, e trovò rifugio in una fattoria a Belluno, in Italia, ma ben presto morì di cancro, a soli 56 anni.
Jacques Cassandri rivendica il suo genio
Cosa successe nella mente di Cassandri quando pubblicò il suo libro "La verità sulla rapina di Nizza" firmandosi "Amigo", per attribuire a se stesso la genialità che permise a lui e a tutta la banda di riuscire nella rapina? Un desiderio di paternità non soddisfatta? In quel libro Cassandri sosteneva, in pratica, di essere stato lui nelle fogne e non Spaggiari. A lui che aveva ideato e guidato la rapina, andavano quindi riservati la gloria ed il plauso. In questo modo però costrinse la polizia di Marsiglia ad occuparsi dell'autore del libro. Quel libro di cui lasciò il file in casa sua, lui che si faceva vanto delle sue imprese di ladro "perfetto", persino con i familiari, convinto di essere ormai inattaccabile dalla giustizia.
Peccato che il reato di riciclaggio lo inchiodi
Ahimè, i conti fatti senza l'oste non si fanno. Il Pelato, non sapeva di poter essere incriminato per riciclaggio di denaro, reato che non diventa mai prescrivibile, secondo la legge francese. Quel libro gli è costato caro: rischia 10 anni di prigione per riciclaggio di denaro sporco. Lui sostiene di aver preso, del bottino della rapina, "soltanto" 2 milioni di euro di cui non ha più nulla. Restano però la casa di montagna in Savoia, la discoteca a Marsiglia, i terreni in Corsica, pellicce in grande quantità e di grande valore, e il ristorante dal nome emblematico, il "Bella vita". Non sarà un lavoretto da niente per gli avvocati di Cassandri, dimostrare che tutti questi beni, mobili e non, non siano stati acquistati con i soldi della rapina di Nizza. Al limite, comunque abbia fine questa storia, il Pelato potrà sempre raccontarla in un libro, magari stando un po' più attento al contenuto.