Più di 100 persone sono state costrette ad abbandonare di corsa la sala in cui veniva proiettata, a Cannes [VIDEO], l'ultima fatica horror di Lars Von Trier, The House That Jack Built. Il motivo? Uno soltanto: la pellicola si è rivelata talmente cruda che molti spettatori hanno dovuto abbandonare la poltrona per non essere riusciti a ultimarne la visione senza star male. Certo è che presentarsi ad un'anteprima di Von Trier senza aspettarsi uno spettacolo quantomeno movimentato (il discussissimo regista aveva già sconvolto il pubblico con opere del calibro di Dogville) è fuori da ogni logica, ma per molti l'interrogativo non è questo. C'è infatti chi, nel malvagio serial killer interpretato da un superbo Matt Dillon (forse, in questo caso, anche troppo immerso nel ruolo) ha scovato l'arte necessaria a tenerlo incollato alla poltrona.

La prova? La calorosissima standig ovation che si è levata ai titoli di coda da parte dei superstiti rimasti fino al termine della proiezione.

È interessante dunque spiegare, quali sono gli aspetti che contraddistinguono non solo il cattivo del film in questione, ma anche l'archetipo del cattivo moderno? E soprattutto, qual è il mix vincente per far presa sul pubblico?

Il fascino del male

È innegabile: ciò che spesso ci attrae maggiormente in un film, in una serie tv o in un fumetto è spesso il cosiddetto villain, ossia quello che in gergo accademico chiameremmo l'antagonista della storia. Il fascino che percepiamo da quest'ultimo è infatti sempre più spesso molto maggiore rispetto alla moltitudine di personaggi secondari che incontriamo, in molti casi il cattivo è addirittura più interessante dell'eroe stesso, finendo col diventare, senza volerlo, l'indiscusso protagonista della storia.

Non sappiamo bene perché, ma col suo fare egoista ed egocentrico, i suoi modi maniacali e la sua intrinseca malvagità, il villain riesce a colpirci nel profondo, mostrandoci il più delle volte un riflesso più accurato e preciso della realtà di quanto non faccia l'eroe buono. Egoismo, cattiveria, invidia, doppi fini. Tutti elementi che, purtroppo, nella vita quotidiana incontriamo molto più spesso dei loro corrispettivi positivi come altruismo, bontà, senso del dovere e sincerità.

Un riscontro assai negativo, eppure non possiamo che restare affascinati proprio per questi motivi al villain di turno che si mostra probabilmente come il personaggio più realistico psicologicamente parlando della storia, e di conseguenza anche quello che più di tutti riusciamo a sentire vicino, vivo.

Di esempi in cui il cattivo conquista la scena a tal punto da risultare il vero protagonista sono innumerevoli: basti pensare a film leggendari come Psycho, Shining, Venerdì 13 e chi più ne ha più ne metta, incluso probabilmente proprio The House That Jack Built che ha già indiscutibilmente iniziato a far parlare di sé.

I delinquenti che stanno sempre più spopolando in questi anni sono molto diversi dall'ormai obsoleto mostro della letteratura o dei tanti classici cinematografici. Essi, infatti, sono umani e, seppur altrettando crudeli, riescono a catturare il pubblico in maniera completamente diversa. Nella stragrande maggioranza dei casi, il pubblico non riesce a non fare il tifo per loro, sempre per i motivi spiegati sopra. Questo è il segreto dei villain, o meglio, di film e show televisivi che ogni giorno ci vengono proposti e che hanno dunque la loro punta di diamante proprio nel carisma sconfinato del proprio cattivo. Personaggi come il celeberrimo Walter White di Breaking Bad, il più recente Pablo Escobar di Wagner Moura in Narcos, Berlino de La casa di carta; al Cinema abbiamo ammirato lo splendido Joker interpretato da Heath Ledger in Il cavaliere oscuro. E la lista potrebbe essere molto, molto più lunga. Ma cos'hanno di tanto affascinante questi cattivi? Quale caratteristica (o, come vedremo, disturbo) li accomuna?

Facile, il disturbo di personalità borderline.

Il disturbo di personalità borderline, la sindrome della malvagità

Innanzitutto, è bene definire cos'è il disturbo della personalità o, meglio ancora, definiremo la personalità secondo quanto espresso a riguardo dall'O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità): essa è una struttura di pensiero, sentimenti e comportamenti che caratterizza il nostro adattamento all'ambiente e quindi il nostro stile di vita. Essa inoltre risulta da tre fattori fondamentali al suo sviluppo, ossia quello psico-biologico, socio-culturale e psico-affettivo. Noi non ci soffermeremo tanto su queste componenti, quanto su ciò che accade nel momento in cui i tratti di personalità emersi dall'incrocio di questi tre elementi presentano delle discresie. È questo il caso in cui si inizia a parlare di veri e propri disturbi di personalità, che comprendono al loro interno anche il disturbo borderline, quello che tanto ci interessa. Detto questo, possiamo cominciare a parlarne in maniera più approfondita, divertendoci a constatare le affinità con i nostri villain preferiti, per quanto macabro sia.

Il disturbo di personalità borderline si presenta subito in modo superficiale con l'incapacità di controllare la propria rabbia né ogni altro impulso di aggressività. È inoltre giusto collocarlo almeno inizialmente, secondo Adolph Stern, in una sorta di limbo di pericolosità, a metà tra la nevrosi (meno grave) e la psicosi (decisamente più intensa, è il caso di molti cattivi che possiamo prendere in considerazione).

Il disturbo borderline è caratterizzato da una costante e straziante debolezza dell'Io, uno stato di fragilità sentimentale che porta l'individuo a sentirsi mentalmente obbligato nel controllo costante di ogni cosa lo circondi in modo morboso e patologico, dalle relazioni sentimentali ai più piccoli oggetti che tiene nel suo ufficio o nella sua casa. Una fragilità che rischia costantemente di metterlo alle strette, come la paura che tutto il castello di carte che la persona ha costruito attorno a sé possa andare in mille pezzi da un momento all'altro.

Se state pensando che anche voi vivete o avete vissuto almeno una volta la paura che tutto il vostro mondo vada in pezzi e siete terrorizzati all'idea di essere dei pazzi assassini, dovete sapere che un sintomo fondamentale del disturbo di personalità borderline è proprio la risposta a questo terrore.

L'individuo con disturbo borderline infatti attua costantemente meccanismi di difesa primitivi, ossia agisce in modo calcolato e alle volte senza scrupoli per allontanare e spesso eliminare ciò che lo spaventa, che lo intristisce, che lo infastidisce. Molte di queste caratteristiche sono causate principalmente da due deficit ben individuati: il primo è una forte conflittualità nelle relazioni oggettuali tra l'Io dell'individuo e l'altro, dovuto ad un eccessivo dualismo delle pulsioni Eros&Thanatos, in cui i sentimenti autolesionistici dell'uomo (contenuti nella pulsione Thanatos), ossia i sentimenti di colpa, non colpiscono minimamente l'individuo in questione; altro deficit importante è sicuramente l'incapacità di metacognizione, facoltà mentale inconscia di riflettere sul (sulla propria mente, sui propri sentimenti), di comprendere ed empatizzare l'altro e fondamentale per il controllo emotivo, il cosiddetto freno inibitore che tante volte manca ai nostri amici cattivi dei film, e che tanto ci fanno impazzire quando perdono le staffe.

Infine, è giusto spiegare come in molti casi il disturbo borderline derivi non solo da anomalie neurologiche, ma anche e soprattutto da influenze esterne all'individuo di grave entità. È il caso di traumi infantili molto forti [VIDEO]come un lutto, un abuso subito, ma anche situazioni meno gravi come l'allontanamento di un genitori o la crescita in un ambiente familiare movimentato e poco sereno.

Questo, a grandissime linee, è il quadro generale in cui la maggior parte dei villain moderni più famosi si articola, chi più chi meno, in un costante altalenare di emozioni e di sensazioni. Certo, completare una diagnosi in modo corretto ed efficace è quasi impossibile (tranne in rari casi), eppure delle conoscenze di base possono tuttavia aiutarci a capire meglio determinati processi mentali di questi personaggi e, perché no, facilitarci la comprensione dell'opera stessa.