A varie ore dal disastro che ha messo in ginocchio la città di Genova la situazione è ancora di assoluta emergenza: circolazione bloccata, ospedali al collasso, soccorritori in azione alla ricerca di superstiti, squadre della protezione civile impegnate nell'evacuazione di palazzine e aziende poste in luoghi troppo prossimi a zone considerate ancora ad alto rischio e dove potrebbero verificarsi ulteriori crolli.

Il conto delle vittime aggiornato alle ore 18:00

Al momento del crollo, poco prima di mezzogiorno, automobili e mezzi pesati percorrevano il ponte in ambo le direzioni.

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Le vittime hanno trovato la morte chi precipitando dal viadotto, chi rimanendo schiacciate sotto le macerie. Trovati cadaveri anche una bambina e di due lavoratori dell'Aimu, l'azienda ambiente del comune di Genova che proprio sotto il ponte ha un capannone, il quale è stato in parte travolto dalle macerie. Sono 35 i morti accertati secondo i vigili del fuoco ma il conto dei dispersi è ancora lungo e quindi il bilancio potrebbe essere ancora più drammatico. Mentre sono al momento 4 gli estratti vivi dalle macerie.

Le testimonianze degli abitanti della zona

"Un boato tremendo!" - così alcuni testimoni che vivono nella zona del ponte hanno definito quei drammatici momenti. C'è chi è stato preso dal panico ed è uscito in strada convinto di essere al cospetto di un forte terremoto. Altri hanno avuto la sensazione che un fulmine fosse caduto al suolo molto vicino alla zona del crollo e c'è chi, all'ANSA, giura di aver visto una saetta colpire in pieno il ponte giusto un attimo prima del disastro.

La storia del ponte, le polemiche sui calcoli di costruzione e le prime ipotesi sulle cause del crollo

Il ponte è stato inaugurato nel 1967 ed è sempre stato oggetto di assidue manutenzioni da parte di Autostrade che ha sempre vigilato sulla sua sicurezza.

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Un cedimento strutturale sarebbe alla base del disastro. Inquietanti a questo proposito le dichiarazioni odierne del direttore di 4 Emme, società di Bolzano specializzata in verifiche sullo stato dei ponti: "Quel ponte era gestito dalle autostrade e di solito loro fanno le cose per bene. Ma il ponte Morandi, lo sapevano tutti, aveva sempre avuto dei problemi" - e continua - "tutti i ponti in calcestruzzo, come quello, realizzati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, sono a rischio in quanto ormai giunti a fine vita".

Parole che fanno temere possibili nuovi cedimenti ad altri ponti italiani in un futuro più o meno prossimo.

Fanno scalpore oggi anche la parole di Antonio Brencich, ingegnere docente all'università di Genova, il quale ha segnalato più volte in passato la pericolosità del ponte dovuta principalmente a diversi errori di calcolo in fase di progettazione che hanno costretto i manutentori che si sono succeduti negli anni a numerosi interventi di rinforzo delle strutture. Interventi oggi quantomai da ritenere vani.

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