L'indagini condotta dalla Guardia di Finanza di Lecce, che vede coinvolti politici, dirigenti e funzionari del Comune dello stesso capoluogo di provincia salentino, in merito all'assegnazione illecita di alloggi popolari in cambio di voti [VIDEO], prende una piega decisamente inaspettata. A carico di uno degli indagati, infatti, Luca Pasqualini, ex addetto all'ufficio casa di Palazzo Carafa dal novembre 2004 al giugno 2012, pende l'accusa di aver richiesto prestazioni sessuali ad una donna in cambio dell'abitazione popolare.

Favori sessuali e rapporti con la criminalità organizzata

Come si apprende dal Quotidiano di Puglia, il Pasqualini avrebbe ottenuto prestazioni sessuali [VIDEO] da parte di una donna residente a Lecce.

Il marito della stessa sarebbe stata persona gradita allo stesso assessore e, per questo, di sua iniziativa, aveva deciso che marito e moglie fossero assegnatari dell'alloggio. Gli inquirenti, nel corso delle loro indagini, avrebbero trovato degli sms e degli scambi telefonici compromettenti intercorsi tra la donna e Pasqualini, che dimostrano come i due si sarebbero visti almeno due volte: una a giugno e una a novembre del 2014. Inoltre, la posizione dello stesso si aggrava ancora di più poiché, come si apprende dai colleghi della testata giornalistica locale on-line Lecce Prima, l'ex assessore e ora componente dell'opposizione, avrebbe avuto rapporti con un clan malavitoso locale. Di tutte queste accuse, lo stesso dovrà rispondere dinanzi al gip di Lecce, Giovanni Gallo.

Patto di 'non belligeranza'

I finanzieri hanno documentato, inoltre, come i componenti del sodalizio agissero in totale libertà uno dall'altro.

Agli arresti domiciliari sono finiti anche i consiglieri comunali Attilio Monosi e Antonio Torricelli. Monosi sarebbe stato l'ideatore di tutto il meccanismo. I giudici fanno notare come i componenti di quella che è stata definita una vera e propria associazione a delinquere, non osassero darsi fastidio a vicenda, anzi, in alcuni casi è emerso come alcuni di questi si aiutassero tra loro per compiere numerosi illeciti. Oltre ai sette arresti effettuati ieri dai militari, altre 34 persone sono indagate a vario titolo per gli stessi reati, ovvero, tra i tanti, corruzione elettorale, abuso d'ufficio, violenza privata e lesioni. Si dice sconvolto il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, il quale è comunque dell'avviso che ora bisognerà aspettare la conclusione del procedimento penale e leggere attentamente gli atti della Procura.