Da ragazza di periferia, come tante altre [VIDEO], a rapinatrice in poche ore. Martedì sera Micol Chessa, 18 anni compiuti da poco, ha fatto irruzione con due complici in una farmacia di Milano, in via Boifava, al quartiere Gratosoglio, nella zona sud della città. Una rapina come tante in quel locale – solo l’anno scorso ne hanno subite una decina – se non fosse stato per quella giovane incappucciata che teneva in mano una Beretta, mentre un suo complice arraffava i soldi dalla cassa e l’altro bloccava la porta automatica con la ruota dello scooter con cui erano arrivati.

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La ragazza con la pistola, col volto coperto da un cappuccio nero, si muoveva di continuo, urlava e rideva insistentemente, forse per il nervosismo oppure perché sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

I colpi sparati da Micol contro la polizia

La rapina è durata meno di un minuto, ma le due farmaciste presenti nel negozio non potranno facilmente dimenticare quella giovane, con la voce da bambina, che si agitava e sventolava l’arma senza puntarla mai contro di loro. Le due hanno subito capito che si trattava di ladri inesperti e quindi potenzialmente più pericolosi degli altri; così hanno assecondato i ragazzi, lasciando che prelevassero gli 800 euro conservati in cassa, prima della fuga sul motorino.

Ed è stato proprio quello scooter, appena rubato, ad incastrarli: infatti un’ora dopo il colpo, i tre erano di nuovo in giro per le strade del quartiere Gratosoglio su quel mezzo. Intercettati da una volante, hanno iniziato una fuga, che si è conclusa contro le barriere di un ponte pedonale, su cui si sono schiantati [VIDEO]; Micol a quel punto ha anche sparato con la sua arma due colpi verso i poliziotti, che non hanno risposto al fuoco.

La fuga per i campi e la cattura dei tre ragazzi

Tuttavia in quel momento la ragazza ha involontariamente ferito alla mano un suo complice, il 19enne Otman Hassaine, nato a Milano da una famiglia marocchina. È quindi iniziata una disperata fuga tra i campi dei tre rapinatori. Il ragazzo ferito si è gettato nel fiume Lambro, per non farsi trovare. È stato trovato qualche ora dopo sul ciglio di una strada, fradicio e mezzo nudo, da due giovani che l’hanno accompagnato alla clinica Humanitas di Rozzano, per farlo medicare.

Nel frattempo Micol si era presentata alla polizia, dicendo di essere lei la rapinatrice che tutti cercavano da qualche ora, ma rifiutandosi di collaborare e di rivelare i nomi dei due complici. Il primo è stato svelato solo con la notizia di un sospetto arrivato all’ospedale di Rozzano per curarsi una ferita da arma da fuoco; mentre il secondo, un ragazzo italo-serbo, è stato riconosciuto dagli agenti ed arrestato il giorno seguente. Si tratta di tre giovani problematici, cresciuti in periferia, con storie di vita simili a quelle di tanti altri loro coetanei.

Micol non aveva precedenti penali, a differenza dei suoi due amici, segnati da un passato di problemi con la giustizia per piccoli reati. La 18enne sognava di diventare tatuatrice e magari di partecipare ad un reality: dovrà invece rispondere in tribunale di quanto compiuto durante il suo folle martedì sera.