Un episodio atroce, avvenuto ben 13 anni ma, si sa, spesso i processi richiedono molto, troppo tempo. La vittima di questa vicenda è la piccola Matilda, che all'epoca aveva solo 23 mesi. Era una bambina molto vivace tanto che in famiglia veniva scherzosamente chiamata 'tsunami'. Quando avvenne l'episodio che condusse Matilda alla morte in casa a Roasio, nel vercellese, c'erano la madre, Elena Romani e l'allora compagno di lei Antonio Cangialosi.

Matilda morta per un violento colpo alla schiena

A segnare la morte di Matilda un colpo violento, con ogni probabilità un calcio alla schiena, che avrebbe provocato lo spappolamento della milza, fratture alle costole e il distacco di un rene. Era il 2 luglio del 2005 e in casa, con lei quel giorno c'erano solo la madre Elena e il suo compagno Antonio. Entrambi per la legge sono stati assolti, quindi non colpevoli.

La signora Romani è stata assolta dopo tre gradi di giudizio dall'accusa di omicidio preterintenzionale. Il 22 dicembre è stato assolto anche Antonio Cangialosi, ex bodyguard.

L'avvocato difensore Andrea Delmastro delle Vedove, si dichiara soddisfatto dell'assoluzione specificando che non poteva essere 'scientificamente possibile' imputare al suo assistito il gesto che ha condotto alla morte la piccola Matilda: infatti Cangialosi è rimasto da solo con la bambina non più di 3 minuti e tutti i periti hanno invece dimostrato che il tempo fra il trauma subito da Matilda e la perdita di coscienza era da considerarsi compreso fra i 10 e i 40 minuti.

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Cronaca Nera

Secondo queste ricostruzioni il calcio sarebbe stato inferto mentre il Cangialosi dormiva ancora e prima che la donna si assentasse in giardino per soli tre minuti. La Romani, dopo essere stata prosciolta, si era costituita parte civile contro il suo ex.

Nessun colpevole per la morte di Matilda

Una vicenda inquietante che sottolinea come a volte la realtà processuale sia molto differente dalla giustizia.

In quella casa, in quella afosa giornata di luglio assieme alla piccola Matilda, c'erano due persone: sua madre e il compagno di lei, eppure nessuno è stato dichiarato colpevole nonostante la morte della bambina sia per certo stata generata da un colpo inferto violentemente.

Una sconfitta per la giustizia, come dichiarò anche lo stesso pm Marcello Tatangelo davanti alla Corte D'Appello di Assise, chiedendo lui stesso l'assoluzione di Antonio Cangialosi, perché non vi è alcuna certezza su chi abbia davvero inferto quel colpo traumatico e non si può, con tutti questi dubbi, condannare una persona.

Secondo il procuratore, l'errore sta in origine, ovvero quando le vicende processuali dei due imputati sono state trattate separatamente e non in un unico processo.

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