A Milano c’è anche lui, Ruben. Fa parte degli “invisibili”, l’esercito degli ultimi, quello che popola gli angoli tristi della città. Centinaia di senza fissa dimora che non hanno una casa, dormono dove possono, sopravvivono grazie agli spiccioli elemosinati per strada. Per affrontare una dura quotidianità fatta di espedienti, affida i suoi tormentati pensieri alla scrittura: con una calligrafia precisa e ordinata mette nero su bianco decine di aforismi, massime, riflessioni e anche poesie. Puntualmente, ogni giorno: è il suo modo di “evadere” dalla dura realtà e tenere la mente allenata.

La storia di Ruben: drammi che pesano

Passato e presente sono legati da un’esistenza tormentata, segnata da stenti ma anche dalla voglia di riscatto e soprattutto dignità. Ha 56 anni, è nato nel nord della Romania, dove ha vissuto fino al 2007. È l’anno in cui Ruben arriva in Italia, su un pullman; un viaggio non clandestino ma pieno di incognite e punti interrogativi. Prima tappa, Piacenza. Poi, non si sa: non ha una casa, un lavoro, spera come tanti di sbarcare il lunario. Dopo il divorzio ha perso tutto; tutto tranne i figli, ma certe cose fanno ancora male solo a ricordarle, preferisce non parlarne.

Giunto a Milano, nel capoluogo lombardo si arrabatta come può: dorme in Stazione Centrale, va in giro a chiedere qualche spicciolo.

Non gli bastano per campare; prova ad arrangiarsi, fa qualche lavoretto, nemmeno quello è sufficiente per tirare avanti.

Compie l’errore di mettersi a rubare: su un vagone della metropolitana lo scoprono mentre cerca di portarsi via un portafogli. Finisce in carcere. “Mi svegliavo piangendo, pensavo che sarei impazzito. Solo quando sei in prigione capisci come è preziosa la libertà. Poi qualcosa è scattato dentro di me: ho cercato di resistere lavorando sulla mia mente. Leggevo, scrivevo. Cominciai a raccogliere le storie degli altri detenuti. Mi chiedevano aiuto, diventai un loro sostegno tra le sbarre. Nonostante la galera, riuscivo a risollevare il morale a chi stava peggio di me”.

Non sarà la prima volta dietro le sbarre.

Entra ed esce dal carcere per reati simili: in totale sono quasi 4 anni di detenzione. Una volta a piede libero, torna a fare la vita di prima: vaga nelle strade in zona Stazione Centrale, chiede qualche moneta. “Ma senza dare fastidio. E non mi metto per terra con un piattino di plastica aspettando che qualcuno mi dia qualcosa. Mi avvicino con discrezione, non voglio essere molesto. Se mi ascoltano, racconto la mia filosofia”. La chiama così, “filosofia”: i suoi pensieri, impressi da mattina a sera su decine di post-it.

La scrittura e nuove amicizie evitano il baratro

Il cammino di Ruben è in salita, pieno di ostacoli; però a volte gli incroci non sono per nulla pericolosi. Anzi, in alcune circostanze si rivelano determinanti.

Un giorno fa quattro chiacchiere con un uomo che spesso lavora da quelle parti, si chiama Omar Arrigoni. C’è dialogo e comprensione. Tra i due nasce presto un’amicizia, che dura ormai da dieci anni. “Ogni tanto cerco di aiutare Ruben, facciamo colazione insieme oppure gli offro il pranzo. Ascolto le sue storie, rifletto sulle sue parole. Ci siamo conosciuti così: l’ho incontrato per strada, si è presentato e ha cominciato a raccontare. Ma senza fare del vittimismo: parlava dei suoi testi, di quello che scrive. Dava la sua visione delle cose, le interpretava. Mi ha fatto un’impressione positiva, ha un’intelligenza che merita attenzione. È pure capitato che fosse lui ad aiutare me con parole di incitamento, quando magari il lavoro arrancava”.

Ruben ha con sé solo uno zainetto che contiene il necessario per l’igiene personale e qualche oggetto che gli è caro. “Mi porto un bagaglio di conoscenza, è quello che conta. Non ho una casa ma se devo dormire o mangiare, un posto lo trovo comunque. È dura, ti devi sempre inventare qualcosa per poter mangiare. Non mi offendo se vengo considerato un ‘barbone’; ma ci tengo a presentarmi pulito e ordinato più che posso, perché metto la dignità dell’uomo al primo posto. So quanto sia importante l’educazione, uso il cervello, cerco di avere un mio stile. Un tempo avevo paura; l’ho superata. Mi ha aiutato l’esperienza. L’equilibrio e l’autocontrollo sono importanti, specialmente quando non hai un tetto e rischi di congelare per il freddo oppure stai male e non sai come uscirne.

Voglio cambiare vita. Dimostrare che sono capace di fare e smetterla di chiedere soldi alla gente: la carità non mi piace. Sogno di fare un lavoro e mantenermi da solo”.

Nel suo peregrinare quotidiano entra in un bar tabaccheria in via Vitruvio. Saluta il titolare, Giuseppe “Pippo” Torre; invece di mandarlo via, ascolta la sua storia e quello che ha da dire: “Parecchio, in verità. Ma senza autocommiserazione. Ruben esprime i suoi pensieri attraverso centinaia di aforismi e componimenti. Quest’uomo merita di essere conosciuto, ne ha di cose da dire. Vede e scrive le situazioni da un’altra prospettiva. I suoi pensieri non sono per nulla superficiali: mi arrivano, ci rifletto. Fa una vita da ‘ultimo’, ma in una dimensione particolare.

Per lui scrivere è una specie di terapia: non è facile quello che vive ogni giorno. Passa spesso da me per portarmi i suoi post-it e me ne parla; dato che li scrive in lingua rumena io li trascrivo e reinterpreto in italiano. Ha uno schema per ogni testo: obiettivo, sviluppo, conclusione. Nonostante la vita che fa, riesce a tenere la mente libera per riuscire a scrivere”.

Ormai sono centinaia i post-it conservati con grande cura da Torre; del resto, la produzione di Ruben è massiccia. I temi e gli argomenti sono molteplici, lo stile mutevole. C’è la sintesi in “Se non ti fermi non puoi dare. Se corri non puoi prendere” e in un altro pensiero: “Niente è nostro. E niente è come noi vogliamo”. Si colgono riferimenti autobiografici leggendo “Chi è solo impara da ciò che vive” e “Voglio andare a casa, non ho la porta per aprire” o ancora “Quando il tempo è stato più ostile e triste, io c’ero”.

Non mancano parole taglienti come “La verità non la conoscete e non vi piace. Solo ciò che è addobbato vi piace” ed anche “L’uomo ha cambiato la sua natura per interesse, profitto ed esperimento”. Disarmante quando scrive “Nessuno ti guarda come vuoi”; non è da meno “una cosa la sai quando la sai spiegare, ma solo quando l’hai fatta la puoi anche insegnare”. Sa di adagio popolare “Non puoi avere, non puoi raggiungere ciò che vuoi, se non possiedi ciò che serve”; fanno riflettere “Per raggiungermi non venire a piedi, con la macchina o l’aereo, ma con la mente” e “La rotta dei cicli va sempre avanti”, al pari di “La costrizione trova idee e soluzioni da mettere in pratica”.

Stanotte Ruben dormirà su un pullman o magari all’ingresso di un pronto soccorso; come tutti i giorni dell’anno, da qualche parte un angolo lo troverà.

Domani il senzatetto "filosofo" di Milano continuerà a scrivere, nonostante tutto. Non chiede la carità, chiede la possibilità di cominciare una nuova vita. Nelle sue parole c’è il desiderio di una vita normale che, tra errori e disgrazie, insegue da tanto tempo.