La parola fine sulla lunga latitanza di Cesare Battisti è stata probabilmente scritta in Bolivia e l'epilogo di una vicenda lunga oltre trent'anni è arrivato nel modo più surreale. Perché non è stato il Brasile del presidente 'amico' Jair Bolsonaro a fare il famoso 'regalo' all'Italia ed a Matteo Salvini, ma il governo del 'comunista' Evo Morales. Un'estradizione-lampo in 24 ore che ha sollevato parecchie polemiche nel Paese sudamericano, anche alla luce di una richiesta al governo boliviano per il riconoscimento dello status di rifugiato politico che lo stesso Battisti aveva presentato lo scorso 21 dicembre.

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Le critiche nei confronti del governo boliviano

Numerose le critiche che sono piovute addosso al presidente Morales per la velocissima estradizione di Cesare Battisti alle autorità italiane. Ad attaccare la decisione del governo di La Paz sono il difensore civico David Tezanos e l'ex ministro Hugo Moldiz, alla luce della richiesta di asilo politico presentata dall'ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo che non ha avuto alcuna risposta dalla Commissione Nazionale per i rifugiati.

"Il CONARE (Comision Naciolan de Refugio, ndr) ha violato i diritti di Cesare Battisti ed il costo politico per il governo boliviano sarà molto alto". Tezanos ha aggiunto che Battisti "è sotto la convenzione relativa allo status dei rifugiati, secondo quanto stabilito dalla Corte interamericana per i diritti umani e la legge sulla protezione dei rifugiati". Dunque la sua estradizione sarebbe in contrasto con i principi di 'non estradizione' e 'non espulsione'.

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Stefanoni: 'Metodi da Piano Condor'

Secondo il giornalista Pablo Stefanoni, invece, Cesare Battisti doveva essere sottoposto ad un processo per l'estradizione, "un diritto fondamentale in tutti i casi. Non è questione di simpatizzare per Battisti - aggiunge Stefanoni - ma si tratta di un soggetto già sottoposto alla protezione in Francia e Brasile ed una consegna alle autorità italiane in 24 ore impedisce qualunque valutazione del caso". Stefanoni evidenzia che forse "Evo Morales ha negoziato il caso Battisti nel suo viaggio in Brasile per l'insediamento del 'fratello' Bolsonaro.

Una consegna in 24 ore sembra un metodo da 'Piano Condor' (il piano deciso dai dittatori sudamericani negli anni '70 di concerto con la CIA per eliminare le opposizioni, ndr) e non la decisione di un governo popolare". Rincara la dose anche Katu Arkonada, politologo e componente della sinistra patriottica basca. "Se è arrivato dal Brasile non si può espellere in Italia, si tratta di un'estradizione assolutamente illegale per un rifugiato politico al quale Lula aveva dato asilo".

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Per la giornalista e conduttrice televisiva Susana Bejarano si tratta di "un regalo alla rete globale di estrema destra. Che fine hanno fatto la nostra sovranità, solidarietà ed ideologia?".

Romero: 'Obbligati all'espulsione'

Nel corso di una conferenza stampa, il ministro boliviano Carlos Romero Bonifaz aveva spiegato le motivazioni dell'estradizione-lampo. "Da parte nostra l'espulsione era obbligatoria, in quanto lo status di immigrato di Cesare Battisti era irregolare.

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Dunque - ha aggiunto l'esponente del governo di La Paz - in applicazione alla Legge 370 sull'immigrazione, abbiamo emanato una risoluzione che prevedeva la sua partenza obbligatoria dalla Bolivia perché è entrato illegalmente nel nostro Paese". Dunque, espulso ed estradato in Italia perché 'clandestino', sarà doppiamente contento Matteo Salvini che, alla fine, dovrà necessariamente ringraziare il 'compagno' Morales.

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