I sensi di colpa l’hanno sopraffatto. E ieri mattina, Antioco Tardini, 67 anni, originario di Sant’Antioco, si è tolto la vita in una cella del carcere di Uta. Con una sorta di corda ricavata da indumenti e lenzuola. L’uomo, lo scorso luglio, aveva cercato di uccidere la moglie, Maria Teresa Garia, anche lei 67enne e di origini sarde, da cui si stava separando. La donna si era salvata per miracolo dalla furia del marito, che ieri mattina è stato appunto trovato privo di vita dalle guardie della polizia penitenziaria.

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Proprio al momento della sveglia generale e nulla hanno potuto fare per salvargli la vita: il suo cuore aveva infatti già cessato di battere. L’uomo, emigrato giovanissimo per lavoro, si era stabilito a Trecate, in provincia di Novara, insieme a Maria Teresa Garia, nata a San Giovanni Suergiu. La coppia aveva messo su famiglia ed erano nati tre figli che tuttora vivono al Nord. I due però – molto legati alla Sardegna – avevano deciso di acquistare una casa a Sant’Antioco.

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Dopo averla ristrutturata, spesso, ci passavano insieme le vacanze. Fino a quando i rapporti tra i due si sono incrinati ed è nata l’idea della separazione. A quel punto, l’uomo aveva deciso di rimanere a vivere a Trecate. Mentre la moglie si era stabilita a Sant’Antioco dove – lo scorso luglio – era avvenuta la brutale aggressione a colpi di roncola. Proprio il giorno prima dell’appuntamento dal giudice per discutere sulla separazione.

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Cronaca Nera

Una violenta aggressione

L’udienza era stata fissata per il 19 luglio, a Cagliari, e l’uomo il giorno prima si sarebbe dovuto incontrare con la moglie nello studio dell’avvocato, per formalizzare gli ultimi dettagli. Per questo motivo, da qualche giorno, Antioco Tardini si trovava a Sant’Antioco e pare che non avesse più intenzione di concedere la separazione alla moglie. Con la quale – in qualche modo – avrebbe voluto riallacciare una sorta di rapporto.

Anche se lei nulla voleva più saperne. Probabilmente è stato questo il motivo che ha fatto scattare la violenta aggressione. Il 18 luglio, infatti, marito e moglie si sarebbero dovuti incontrare nello studio dell’avvocato Marco Aste. Lo studio si trova a pochi passi dalla piazza in cui poi è avvenuta l’aggressione. Cosa sia passato nella testa dell’uomo bene non si sa. Probabilmente il rifiuto da parte della moglie di riallacciare i rapporti non gli era andato giù.

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E per questo motivo aveva deciso di fargliela pagare molto cara. Un’ora prima dell’appuntamento dall'avvocato, infatti, aveva acquistato in un negozio di ferramenta una roncola. E si era diretto in piazza Umberto, a Sant’Antioco, in quel periodo affollata di turisti. Quando ha visto la moglie uscire dalla farmacia, si è scagliato contro. Colpendola con la roncola con tre colpi. Tutti andati a segno: due ad un braccio ed una alla testa.

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Grazie all’intervento di numerosi presenti si era evitato il peggio. L’uomo era stato affrontato dalla folla a colpi di sedia ed era stato disarmato. Mentre la moglie era stata immediatamente soccorsa e ricoverata all’ospedale Brotzu di Cagliari, fortunatamente senza gravi conseguenze. Antioco Tardini poi era stato arrestato dai Carabinieri.

Un processo mai affrontato

Antioco Tardini si trovava nel carcere di Uta in attesa del processo e nei suoi confronti era stata anche disposta una perizia psichiatrica. Che, però, non è mai stata eseguita: l’uomo, infatti, si è tolto la vita prima. Questo non è il primo suicidio che avviene in carcere, secondo i dati presentati dal ministero della Giustizia, sarebbero infatti 61 quelli registrati nel 2018. “Una situazione tragica apprendere del decesso volontario di un essere umano – sottolinea Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” – sappiamo che per gli addetti ai lavori è impossibile prevederlo. Il carcere – spiega – deve rendere meno afflittiva la pena. Al suo interno ci sono tante situazioni difficili da gestire – conclude - che hanno bisogno di maggiore attenzione”.

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