Ha lasciato la giacca e il telefono sulla sedia di un noto ristorante romano sul Tevere in cui era a pranzo con i familiari domenica scorsa. Senza dire nulla, si è allontanato: si è diretto verso il ponte della Musica poco distante, su cui è salito e si è buttato nel vuoto per poi schiantarsi sulla pista ciclabile lungo il fiume.

Sono sotto choc i familiari, ma è sconvolto e incredulo anche il mondo medico-scientifico per il suicidio di Francesco Lo Coco, 64 anni, ordinario di Ematologia all'università romana di Tor Vergata, luminare nella lotta contro la leucemia fulminante.

Francesco Lo Coco, salto nel vuoto: nessun addio

Domenica scorsa, il professor Lo Coco si era recato a pranzo con la famiglia in un locale sul Tevere nella zona nord della Capitale, tra il Foro Italico e il ponte della Musica. Si festeggiava il compleanno del figlio della sua compagna, Carolina Manfredonia. Era una bellissima giornata in anticipo sulla primavera, e la famiglia aveva scelto un tavolo all'aperto. Avevano terminato il primo e aspettavano il secondo, in un clima che sembrava di festa, tra foto e discorsi distesi, tra cui anche il progetto di un viaggio da fare alle Canarie, quando il professore che indossava un golfino celeste, senza dire nulla, neanche che doveva andare al bagno, si è alzato da tavola e non è più tornato.

Tutto è avvenuto in pochi minuti: l'allievo più brillante di Franco Mandelli, come il suo maestro ematologo di fama internazionale, ha percorso i pochi metri che lo separavano dal ponte della Musica, per poi arrampicarsi su una balaustra, secondo quanto raccontato da due testimoni, e gettarsi nel vuoto. È morto sul colpo. Increduli i parenti, gli amici, i colleghi.

Più di tutti, la sua compagna da 15 anni che non trova una ragione di un simile gesto. Quella mattina le sembrava una giornata normale, come tante. Quando i familiari hanno sbloccato il telefonino del professore, l'unico elemento certo emerso, era un'agenda fitta di impegni fino al 2020, tra convegni e appuntamenti con i pazienti.

Nessun addio: almeno non è stato trovato nulla durante le ricerche fatte sul lungotevere. Gli inquirenti ipotizzavano di recuperare un biglietto, o un altro telefono.

Autopsia e indagini della Procura

Il professore era noto in tutto il mondo per aver messo a punto per primo una terapia per la cura della leucemia fulminante senza chemio riuscendo a renderla guaribile. Per questo, tra i riconoscimenti collezionati in tutto il mondo, c'era il premio Airc-Firc, Guido Venosta che due anni fa gli aveva assegnato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A seguire, l'anno scorso a Stoccolma era stato insignito del Josè Carreras Award, il più prestigioso riconoscimento in Ematologia.

Il suo suicidio resta un mistero.

Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, Carolina Manfredonia, ha chiesto e ottenuto che venisse fatta l'autopsia. L'esame disposto dal pm Margherita Pinto, ha confermato l'ipotesi suicidaria: il professore si è lanciato volontariamente dal ponte. Ieri alle nove è stata aperta la camera ardente presso la Cappella dell'ospedale Gemelli. I funerali sono stati celebrati alle 12:00 presso la chiesa San Roberto Berlarmino a piazza Ungheria, zona Parioli.

Ora la Procura indaga per istigazione al suicidio, un atto dovuto secondo gli inquirenti, necessario per svolgere accertamenti sul tragico evento di domenica scorsa. Forse non si arriverà mai a capo di una fine incomprensibile per tutti, a cominciare dai familiari.

Sembra che il professore negli ultimi tempi fosse adombrato da un crescente malessere. Lo scorso ottobre, non a lui ma a un collega era stata assegnata una cattedra di Ematologia alla Sapienza. Un grande dolore era stata poi la morte del suo amico Fernando Aiuti, altro eminente scienziato. Lo scorso 9 gennaio, l'immunologo di fama mondiale, è deceduto per una caduta di oltre dieci metri dalla tromba delle scale dell'ospedale Gemelli dove era ricoverato per una grave cardiopatia. La procura ipotizzò il suicidio. Scienziati amici accomunati da una morte simile.