Avrebbe rinunciato alla semilibertà pur di incontrare nel carcere di Bollate, Milano, lo sguardo della detenuta di cui si sarebbe invaghito. Non una qualsiasi: una donna ben nota all'opinione pubblica perché incarcerata con il marito, entrambi condannati all'ergastolo per la cosiddetta strage di Erba.

Si tratta di Rosa Bazzi, oggi 55enne, accusata con Olindo Romano di essere la responsabile dell'omicidio multiplo commesso ad Erba in provincia di Como l'11 dicembre del 2006 per difficili rapporti con il vicinato.

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Furono uccisi a colpi di spranga e sgozzati Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk di due anni, la nonna Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini.

Una sorta di "gossip carcerario" assai diverso da quelli che in genere affollano la cronaca rosa: a divulgare la notizia è stato il giornale "La Provincia di Como" in un contesto in cui la vicenda, per varie ragioni, non sembra arrivare mai ad una fine.

La storia dello spasimante in carcere

Tre sentenze, 26 giudici e quel tribunale allargato che è l'opinione pubblica italiana considerano Rosa Bazzi e il marito Olindo i "mostri" di Erba, responsabili di quella che, secondo la definizione di un pm, è stata "la più atroce impresa criminale della storia della Repubblica".

I coniugi sono detenuti in due carceri diversi: lei si trova a Bollate, lui ad Opera. Hanno modo di incontrarsi tre volte al mese, una "routine" che va avanti ormai da dieci anni, oltre alla possibilità di telefonarsi.

La loro unione non è mai stata incrinata da niente e nessuno: la coppia finora ha condiviso la stessa sorte. Ma ora, secondo voci insistenti da tempo circolanti negli ambienti carcerari, sembrerebbe esserci una novità: un detenuto di cui non sono state rese note le generalità si sarebbe invaghito di Rosa, al punto di non farne mistero persino in udienza.

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Al tribunale di sorveglianza di Milano avrebbe detto al giudice di voler rinunciare alla semilibertà, e quindi alla possibilità di lavorare all'esterno del carcere, per non lasciare la sezione in cui si trova la donna. Lo rivela "La Provincia di Como", seguita da tutte le altre testate nazionali.

Ma il legale dei coniugi, Fabio Schembri, ha smentito categoricamente l'ipotesi di una nuova relazione per la Bazzi, precisando che la vita sentimentale dei suoi assistiti non lo riguarda e che comunque nessuno dei due gli ha mai chiesto di modificare cadenza o modalità degli incontri che avvengono nel carcere di Opera dove la donna viene accompagnata per vedere il marito.

L'avvocato considera la storia del detenuto come un attacco personale da parte di "avversari" della coppia: gente che sarebbe caduta così in basso da puntare alla sfera personale dei due.

Strage di Erba, nuove rivelazioni

Rosa e Olindo stanno scontando l'ergastolo con sentenza definitiva emessa dalla Cassazione nel 2011. L'unico testimone, poi morto, Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini, all'inizio ricordava un unico assalitore straniero, mai visto prima. Poi, dopo un lungo colloquio con un maresciallo dei carabinieri che gli ricordò per nove volte il nome di Olindo, cambiò versione.

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La coppia si era dichiarata prima innocente, per poi confessare tra varie contraddizioni, e infine ritrattare prima di andare a processo. Rosa Bazzi, intervistata in esclusiva in carcere dall'inviato de "Le Iene" Antonino Monteleone che aveva già parlato con Olindo lo scorso ottobre, per la prima volta davanti a una telecamera a distanza di 12 anni ha detto che ai carabinieri avrebbe riferito di aver visto una strana presenza nella corte di via Diaz poche ore prima del quadruplice omicidio: un signore con una borsa in mano, un giaccone e un cappello.

L'ergastolana ha proclamato la sua innocenza, dicendo che gli autori della strage non sono lei e il marito: ha sostenuto che gli inquirenti non abbiano svolto bene il loro lavoro. Il riferimento è in particolar modo ai reperti ritrovati sulla scena del crimine e mai analizzati, conservati presso l'ufficio corpi di reati del tribunale di Como che quest'estate, quando la Cassazione stava per dare il via libera alle analisi da svolgersi in forma privata, sono stati bruciati aprendo un caso nel caso.

La donna si è detta pentita di essersi lasciata convincere dal marito a confessare qualcosa che non ha mai fatto. In questo contesto, infine, si inserisce la richiesta inviata giorni fa da Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, alla procura di Milano di una revisione del processo. Marzouk sostiene di sapere chi sarebbe l'autore del massacro. "Se lui sa che non siamo stati noi, perché non dice chi è stato?", ha protestato Rosa dal carcere.