Da oggi pomeriggio alle 18 si stanno vivendo momenti di tensione al quartiere Casale di Brindisi, e precisamente al Monumento al Marinaio d'Italia, uno dei simboli del capoluogo di provincia adriatico. Infatti, un gruppo di 13 lavoratori è riuscito a scavalcare il cancello di protezione, e a salire su uno dei torrioni che circondano lo storico edificio, inaugurato nel 1933 per ricordare le vittime in mare della prima guerra mondiale. Secondo quanto riporta la stampa locale i lavoratori che hanno minacciato il suicidio sono dipendenti, con precedenti penali a carico, della ditta Ecotecnica che si occupa di nettezza urbana.
In base ad una legge legata al controllo delle infiltrazioni mafiose nelle aziende, sabato scorso la ditta ha stilato, grazie ad un organismo di vigilanza, l'elenco dei dipendenti che hanno avuto problemi con la giustizia. Da precisare, per dovere di cronaca e completezza di informazioni, che i reati contestati ai tredici soggetti sono ormai datati e risalgono a tanti anni fa.
Interpellati i sindacati
Il sindacato Cobas, di Roberto "Bobo" Aprile, sta ormai seguendo da diverso tempo la vicenda di questi lavoratori. "Non siamo mafiosi ma padri di famiglia, ridateci la dignità, il lavoro non si tocca" - così recita uno striscione che gli stessi dipendenti hanno appeso vicino al torrione. Una situazione molto delicata, anche perché i lavoratori non intendono scendere dal monumento e hanno detto a chiare le lettere che lo da lì non se ne andranno fino a quanto anche un ministro della Repubblica gli ascolterà.
Tutti loro hanno ormai pagato il loro conto con la giustizia e chiedono soltanto di poter lavorare in santa pace. Il decreto legge in questione, che impone appunto la vigilanza su possibili infiltrazioni mafiose nei luoghi di lavoro, è il 231 del 2001.
L'azienda: 'Non è Ecotecnica a decidere'
Non si è fatta attendere la replica dell'azienda per la quale i dipendenti prestavano servizio, con Federico Zilli, direttore generale di Ecotecnica, che ha riferito alla stampa che la ditta sta raccogliendo tutto il materiale che i 13 lavoratori hanno prodotto. Purtroppo a decidere la sorte dei lavoratori non è la stessa azienda, ma appunto l'organismo di vigilanza preposto che ha rilevato i cosiddetti "reati spia".
Gli accertamenti hanno riguardato, precisano ulteriormente da Ecotecnica, non solo i lavoratori in questione ma tutto il personale. Sicuramente nelle prossime ore, o al massimo nei prossimi giorni, si potranno conoscere ulteriori dettagli sulla situazione di questi dipendenti che altro non chiedono se non di poter continuare a lavorare. Secondo il sindacato Cobas il provvedimento preso nei loro confronti è veramente ingiusto e, se applicato, negherebbe a tutti loro il diritto al lavoro per tutto il resto della loro vita.