L’ipotesi formulata dagli inquirenti è davvero scioccante. Lo scorso 8 maggio una donna avrebbe cercato di ammazzare la figlia di otto anni mentre si trovava in ospedale: infatti la piccola soffre di una rara malattia genetica, a causa della quale è stata ricoverata presso il Policlinico Umberto I di Roma. Quella sera la madre le avrebbe somministrato una quantità eccessiva di farmaco antiepilettico per ucciderla. Così nei giorni scorsi la signora, una trentenne sposata con un militare, è stata arrestata con l’accusa di tentato omicidio, al termine delle indagini coordinate dal pm Vittorio Pilla.

Quindi, dopo l’autorizzazione al fermo da parte del gip Elvira Tamburelli, per questa mamma si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia. Nel frattempo le condizioni di salute della bimba si sono stabilizzate

La malattia si è acutizzata negli ultimi mesi

Negli ultimi mesi purtroppo la malattia della piccola, che fino a poco tempo fa andava regolarmente a scuola, si è acutizzata. Dello stesso male soffrono anche i genitori della bambina ed il fratellino di 10 anni, ma non ne hanno sviluppato i sintomi, a differenza della bimba che soffre in pieno di questa patologia.

La sera in cui si sarebbe svolto il tentato omicidio la piccola paziente era sola in stanza in compagnia della madre. La camera è costantemente monitorata da un sistema di videocamere di sorveglianza, che permettono al personale sanitario di intervenire immediatamente in caso di attacchi epilettici. La bimba era sdraiata a letto, coperta da un lenzuolo. Ad un certo punto i filmati hanno ripreso la madre mentre infila le mani sotto le lenzuola.

Dopo alcuni minuti dopo quelle immagini la piccola ha incominciato ad essere in preda a forti spasmi. Quando gli infermieri sono intervenuti per stabilizzare la situazione, hanno notato la presenza di alcune siringhe vuote in camera.

Un caso di sindrome di 'Münchhausen per procura'

Il giorno seguente sono stati disposti una serie di esami che hanno evidenziato come nel sangue della bimba il livello di farmaco epilettico fosse ben sette volte maggiore rispetto alla media.

I medici non sono riusciti a spiegare questi valori, se non con un tentativo di avvelenamento da parte della madre, che avrebbe iniettato il medicinale in dosi massicce utilizzando degli aghi a farfalla. La vicenda è stata immediatamente segnalata alle forze dell’ordine, che al termine delle indagini hanno deciso di arrestare la donna. Il movente di un simile gesto sarebbe da ricondursi ad un caso di “sindrome di Münchhausen per procura”, detta anche “sindrome di Polle”: questo disturbo psichico spinge i genitori, specialmente le madri, a fare del male di nascosto ai figli, per attirare l’attenzione e guadagnarsi affetto e simpatia.

Su questo punto i difensori dell’accusata, Francesca Rossi e Savino Guglielmi, hanno chiesto l’incidente probatorio, durante il quale si esamineranno anche gli effetti dalla sostanza sulla bambina. La madre si difende spiegando di aver messo le mani sotto le lenzuola solo per coccolare la piccola. Invece i valori di certe sostanze superiori alla norma sarebbero dovuti alla malattia genetica. Nei prossimi giorni il Tribunale del riesame deciderà se concedere gli arresti domiciliari alla donna.

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