Ancora un colpo di scena nel caso di Yara Gambirasio. I difensori di Massimo Giuseppe Bossetti (già condannato all'ergastolo in via definitiva per l'omicidio della tredicenne di Brembate Sopra) hanno ottenuto dalla Corte d’Assise di Bergamo l'autorizzazione ad effettuare nuove analisi del Dna e ad esaminare tutti i reperti dell'indagine (in primis la traccia genetica, considerata fulcro del processo per omicidio). Nei giorni scorsi, nel campo dove è stata ritrovato il corpo della ragazzina sono stati rinvenuti 9 proiettili inesplosi.

Nuove analisi

La difesa di Massimo Bossetti potrà effettuare nuove analisi sul Dna e sugli effetti personali (leggins, slip, giubbotto e scarpe) di Yara. Inoltre, potrà visionare i reperti (dvd e fotografie) archiviati nel corso dell'indagine condotta dal Pm Letizia Ruggeri. I legali del muratore di Mapello, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, nella loro istanza presentata alla Corte d'Assise di Bergamo avevano sottolineato che alla difesa non era stato permesso accedere ad alcuni campioni di Dna ancora oggi conservati presso il San Raffaele di Milano.

La strategia difensiva si pone come obiettivo primario di risolvere una serie di anomalie emerse nel corso del processo a cominciare dalla traccia genetica (considerata il cuore di tutto il dibattimento), ossia una traccia mista della piccola Yara e di Ignoto 1. I giudici hanno sempre definito "granitica" questa prova biologica che però presenta una particolarità: il Dna nucleare combacia con quello del muratore di Mapello, ma manca il riscontro del Dna mitocondriale (indicante la linea materna).

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Cronaca Nera

Tuttavia, va ricordato che solo il Dna nucleare ha valore forense e, dunque, l'assenza del mitocondriale non inficia il risultato.

L'avvocato Salvagni, appena ottenuta l'autorizzazione ha commentato: "È il primo passo verso un percorso che condurrà alla revisione del processo e alla successiva assoluzione di Massimo Bossetti". "La strada è ancora lunga - ha concluso - ma è fondamentale aver invertito la rotta":

I 9 proiettili nel campo

Yara Gambirasio, 13 anni, era una promessa della ginnastica artistica.

Il 26 novembre 2010, sparì nel nulla dopo essere uscita dalla palestra di Brembate Sopra. Tre mesi più, il 26 febbraio 2011, in un campo di Chignolo d’Isola, sempre in provincia di Bergamo, il corpo senza vita della ragazzina è stato rinvenuto, casualmente, da un appassionato di modellismo.

Pochi giorni fa, in occasione del nono anniversario della scomparsa di Yara, alcuni inviati di Mattino Cinque si sono recati nel campo per realizzare un servizio commemorativo e hanno trovato 9 proiettili inesplosi.

Come spiegato dalla giornalista (che ha subito avvertito i carabinieri di Treviglio) erano proprio nel luogo dove la gente, lasciava biglietti, fiori e peluche in ricordo della giovane ginnasta.

Gli uomini dell'Arma - che hanno provveduto a segnalare l'accaduto alle autorità giudiziarie - stanno indagando e non escludono che i proiettili siano finiti sul terreno per caso: forse, banalmente, sono caduti di tasca a qualcuno. Infatti, secondo il ragionamento degli inquirenti, se si fosse trattato di un atto dimostrativo, l'autore, avrebbe sistemato le cartucce in maniera curata ed ordinata.

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