Si è svolta il 4 dicembre l'udienza generale di Papa Francesco in Piazza San Pietro. Il tema è sempre quello della riflessione sul libro degli Atti degli Apostoli, che parla della nascita della Chiesa e della prima opera di apostolato dei primi discepoli di Gesù Cristo. Il Santo Padre, parlando ad una moltitudine di persone provenienti, come di consueto, dalle varie parti d'Italia e del mondo, ha continuato a fare la sua riflessione su Paolo di Tarso, che da persecutore accanito dei cristiani è diventato l'apostolo più fervente.

Quella del discepolo di Gamaliele, romano di nascita e greco per cultura, rappresenta un punto fermo per la cristianità nascente nel mondo allora conosciuto, che ha portato in seno alla istituzione creata dal Figlio di Dio continue conversioni, anche se, come tutte le novità, all'inizio mai accettate in piena coscienza soprattutto da parte del potere politico allora vigente, l'Impero romano.

La presenza di Paolo ad Efeso

Il Santo Padre ha continuato il percorso di riflessione di catechesi iniziato qualche settimana fa sull'opera dell'apostolo Paolo mettendo in evidenza la sua opera missionaria nella città di Efeso, dove smaschera delle persone dedite a sortilegi magici.

In quel periodo la città, sita in Asia Minore, era uno dei centri del mondo antico dove andava per la maggiore la pratica della magia. Per questo motivo l'apostolo era per questi fattucchieri una sorta di disturbatore dei loro traffici. D'altra parte il Pontefice lo indica come esempio attuale, anche per coloro che invece di affidarsi alla misericordia del Padre celeste, si affidano alle cure dei maghi, una pratica che ancora oggi viene seguita dai fedeli nonostante il sacramento del Battesimo ricevuto.

Si sa da tempo che la Chiesa condanna anche la pratica degli oroscopi, per cui si può capire il messaggio che papa Bergoglio ha voluto lasciare in questa occasione. Dopo di che l'apostolo, dopo aver avuto uno scontro con la casta degli argentari residenti in quella città, una casta molto potente e anche molto ricca, se ne va per dirigersi a Mileto, e da lì Paolo manda a chiamare gli anziani della Chiesa presenti ad Efeso.

Questa convocazione serve per ribadire loro di essere vigilanti e anche per una sorta di passaggio di consegne pastorali: lui sapeva che la sua missione stava per avere termine, che doveva andare a Gerusalemme ad affrontare il suo destino di perseguitato a causa della fede. E li esorta a continuare a propagandare tra le genti pagane la parola del Signore. Infine invita coloro che sono destinati a guidare i fedeli cristiani presenti nella comunità, ossia i vescovi, a difenderli dai "lupi", che sono rappresentati da coloro che vogliono portare via la speranza dai cuori dei cristiani della città.

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Il congedo di Papa Francesco ai fedeli

Papa Francesco, congedando i fedeli riuniti in piazza, ha chiesto al Signore di rinnovare l'amore dei credenti per la Chiesa e anche l'esortazione ad "essere tutti corresponsabili" della santità dei pastori, chiedendo loro di pregare, indicando come esempio il santo vescovo di Bari, San Nicola, che viene festeggiato nella giornata del 6 dicembre. Lui lo cita dicendo altresì di imitarne le virtù, imparando a non anteporre nulla alla carità verso coloro che hanno bisogno di aiuto.

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