Sono tra i pochi miracolati della tragedia di Rigopiano. Tre anni fa, il 18 gennaio 2017, si salvarono dal disastro dell'hotel di montagna di Farindola (Pescara) che fu travolto da una valanga di neve e uccise 29 persone, tra ospiti e lavoratori della struttura. Loro sono il cuoco pescarese Giampiero Parete, la moglie Adriana e i figli Ludovico e Gianfilippo, di 9 e 11 anni. Parete fu il primo a dare l'allarme in quel giorno maledetto, ma il suo appello rimase senza seguito per alcune ore. Per fortuna ed anche per la propria capacità di resistenza, lui e tutti i componenti della sua famiglia riuscirono a scampare alla morte improvvisa, arrivata da una montagna che fino ad allora era sembrata sempre bella e soprattutto amica.

Per i sopravvissuti alla tragedia mai più una vacanza

Ma il prezzo psicologico di quella salvezza, con il ricordo terrificante di quei fatti drammatici, forse peggiori di un terremoto, è stato molto alto. E i superstiti lo stanno ancora pagando. "Da allora non abbiamo fatto più una vacanza", spiega il cuoco abruzzese, e racconta che i figli gli domandano: "Ma dobbiamo per forza andare in albergo? La neve che prima amavano - aggiunge - ora non la vogliono più vedere ".

A tre anni dalla tragedia che provocò 29 vittime, Parete, sua moglie e i due ragazzi sono ancora in terapia e cercano di uscire, con l'aiuto di esperti, fuori da quell'incubo che li riporta con la memoria a quelle ore terrificanti.

Anche perché si sentono dei miracolati rispetto a tanti altri, colleghi ed ospiti del resort che hanno perso genitori, figli, fratelli. "Parteciperò di sicuro alla messa in ricordo delle vittime", dice il cuoco di Pescara, come per adempiere ad un obbligo morale. Ma in cuor suo vorrebbe andare oltre, pensare al domani suo e dei suoi piccoli. Invece la tragedia è ancora là, viva e vegeta nella mente di tutti i sopravvissuti e dei soccorritori che, nonostante le difficoltà e le infinite polemiche, hanno cercato di salvare il numero più alto possibile di vite umane.

L'archiviazione per i 22 indagati ha provocato forti polemiche

E di certo l'andamento dell'inchiesta giudiziaria a carico dei presunti responsabili del disastro di Rigopiano non aiuta a mettere una parola fine su quell'evento e a voltare pagina. Il 3 dicembre 2019 il Tribunale di Pescara ha disposto l'archiviazione per 22 indagati per quella tragedia, tra cui gli ex presidenti della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi, oltre a funzionari della Prefettura di Pescara, dirigenti della Protezione Civile e vari assessori.

Secondo il Gip, mancavano le risultanze investigative per sostenere l'accusa in giudizio. Un provvedimento che ha scatenato una reazione dura da parte dei parenti delle vittime, oltre che l'indignazione di buona parte dell'opinione pubblica italiana. Molti legali che lavorano al caso, però, sono fiduciosi: nuovi elementi che stanno emergendo sulla vicenda e altre indagini giornalistiche in corso potrebbero far riaprire l'inchiesta giudiziaria sulla tragedia.

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