Il Vaticano ha deciso di archiviare il procedimento relativo alla presunta sepoltura all'interno del Cimitero Teutonico, dei resti di Emanuela Orlandi. A comunicarlo, oggi, giovedì 30 aprile, è stata la Sala Stampa della Santa Sede. Il fratello della giovane scomparsa nel giugno del 1983, però, continuerà a ricercare la verità. Dell'inquietante caso di Cronaca Nera, in questi anni, si è a lungo occupata anche la trasmissione "Chi l'ha visto?".

Le ricerche nel Cimitero Teutonico

Nelle scorse ore è stato reso noto che il Giudice Unico dello Stato della Città del Vaticano, ha accolto integralmente la richiesta avanzata dal Promotore di Giustizia Gian Piero Milano e dal suo aggiunto Alessandro Diddi.

La scorsa estate, come precisato nella nota della Santa Sede, in seguito alla denuncia della famiglia Orlandi era stato autorizzata l'apertura di due tombe ottocentesche situate all'interno del Cimitero Teutonico di Roma (adiacente alla chiesa di Santa Maria della Pietà). I sepolcri - appartenenti a Sophie von Hohenlohe e Carlotta Federica di Mecklemburgo - erano stati ritrovati vuoti. Tuttavia, sempre in quel contesto istruttorio, i magistrati avevano concesso un ulteriore accertamento e in due ossari posti sotto la pavimentazione del Pontificio Collegio Teutonico, erano stati rinvenuti migliaia di frammenti ossei, tutti di epoca diverse.

Le ossa ritrovate sono antecedenti alla scomparsa di Emanuela Orlandi

I reperti, in questi mesi, sono stati analizzati da un perito di ufficio, il professor Giovanni Arcudi, e da alcuni consulenti nominati dalla famiglia di Emanuela Orlandi.

Le verifiche e gli accertamenti, però, hanno stabilito che i resti rinvenuti sono tutti di epoca anteriore alla scomparsa della 15enne (avvenuta, in circostanze misteriose, il 22 giugno 1983). I frammenti più recenti, è stato precisato, risalgono ad almeno cento anni fa.

Sulla base di questi risultati, è stato precisato nella nota, è stata avanzata la richiesta di archiviazione.

La Santa Sede, nel comunicato, ha anche sottolineato che le autorità vaticane, sin dall'inizio, hanno offerto, la più ampia collaborazione.

Il fratello di Emanuela: 'Non ci fermeremo'

Il fratello di Emanuela, Pietro, appresa la notizia, ha commentato a Fanpage: "Mi sembra assurdo, noi non ci fermeremo". Il legale della famiglia, l'avvocato Laura Sgrò si è detta, invece, perplessa.

Infatti, come ha precisato, le ossa repertate - ben 26 sacchi - sono state analizzate in poco più di due giorni. "Si è trattato di esami puramente visivi" ha sottolineato aggiungendo che, questi accertamenti, secondo i migliori consulenti in materia, non possono ritenersi sufficienti.

L'avvocato, evidenziando che non sono stati effettuati test genetici e con il Carbonio 14, ha poi aggiunto, in riferimento alla possibilità di svolgere ulteriori verifiche private: "Il Vaticano è a conoscenza delle condizione economiche della famiglia di Emanuela: come può credere che, da soli, possano sostenere esami tanto costosi". Poi, manifestando il proprio disappunto, ha affermato: "Non siamo soddisfatti e ci domandiamo come mai la Santa Sede non ha risposto anche alle altre richieste presentate".

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