Secondo il Daily Telegraph, uno studio commissionato da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Nuova Zelanda e Australia, la Cina avrebbe deliberatamente nascosto, e in alcuni casi distrutto, le prove sull'origine e la diffusione dell'epidemia. Il rapporto sulle responsabilità del regime cinese è stato curato dall'alleanza dei servizi segreti dei cinque paesi, denominato Five Eyes, secondo il quale la Cina ha posto in essere un vero e proprio 'attacco alla trasparenza internazionale che è costato decine di migliaia di vite umane’.

I servizi segreti accusano il regime di Pechino di aver nascosto o distrutto prove sull'origine sulla diffusione del virus, di aver negato inizialmente la trasmissibilità da uomo a uomo, e di aver bloccato l'accesso delle organizzazioni internazionali a Wuhan, epicentro del contagio, e ai campioni del virus inizialmente disponibili.

Nel fascicolo, inoltre, si fa riferimento all'esistenza di prove in grado di dimostrare che il virus sia stato generato nei laboratori dell'istituto di virologia di Wuhan, a pochi passi dal mercato animale, prove che Pechino ha intenzionalmente cercato di insabbiare.

I dubbi riguardano anche la scomparsa del paziente zero e dei medici dissenzienti

Il rapporto muove almeno altre tre pesanti accuse al governo cinese che, allo stato, non ha ancora fornito spiegazioni in merito. La prima riguarda la scomparsa di molte persone tra cui la ricercatrice dell'istituto di Wuhan Huang Yan Ling, da molti ritenuta la paziente zero da Covid-19, misteriosamente scomparsa. Pechino non ha fornito spiegazioni in merito e addirittura il profilo della ricercatrice è stato rimosso dal sito dell'Istituto di ricerca di Wuhan.

Altri soggetti sono stati colpite da misure restrittive, come l'uomo d'affari Fang Bin, l'avvocato Chen Qiushi e l'ex reporter televisivo statale Li Zehua, tutti incarcerati per aver diffuso il proprio pensiero in merito alla gestione governativa dell’emergenza.

La seconda accusa riguarda la possibilità di una fuoriuscita del virus dai laboratori di Wuhan nei quali l'equipe della dottoressa Shi Zhengli ha per anni condotto esperimenti sui Coronavirus nei pipistrelli, manipolando un campione del virus corrispondente al 96% con il Covid-19.

La terza, infine, riguarda la continua attività di insabbiamento delle prove da parte di Pechino posta in essere mediante la censura delle notizie sul virus dal web sin dal mese di dicembre 2019, e la deliberata rimozione dai motori di ricerca di key words riguardanti il coronavirus, le sue similitudini con la Sars, il mercato animale e il laboratorio di Wuhan.

Gli USA indagano sulle responsabilità della Cina da diverso tempo

Il rapporto del Five Eyes presenta uno scenario del tutto speculare a quello palesato dal Presidente Trump, il quale ha sempre avanzato forti sospetti sul regime di Pechino nella pandemia e ha di recente sospeso i fondi all'OMS, anche se l'intelligence americana non è ancora riuscita a entrare in possesso di prove inconfutabili al riguardo. Uno studio della John Hopkins University ha confermato la teoria secondo cui il virus sarebbe 'nato' in un laboratorio di Wuhan e non in un mercato cinese, e che si sarebbe diffuso in seguito ad un incidente. Il Presidente Trump appare il più deciso accusatore della Cina sullo scacchiere internazionale, e ha più volte ribadito che 'dovrebbero esserci delle conseguenze' a carico dei responsabili per la diffusione del virus.

Il Presidente, inoltre, si è dichiarato pronto a prendere in considerazione un ventaglio di opzioni per una rappresaglia contro la potenza orientale, con il segretario di Stato americano Mike Pompeo che, secondo Repubblica, si è detto convinto dell'esistenza della 'pistola fumante'. Secondo Il Fatto Quotidiano, inoltre, Donald Trump ha pronti sulla sua scrivania nello studio ovale una serie di dossier sulle possibili azioni, dall'azione legale per il risarcimento dei danni, ai dazi, al taglio dei pagamenti legati al debito americano.

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