La nota virologa Maria Rita Gismondo torna a firmare un articolo su Il Fatto Quotidiano nell'ambito dell'ormai consueta rubrica Antivirus. Quello della direttrice della Microbiologia clinica del Sacco di Milano è una sorta di monito a quanti pensano che la pandemia appartenga ormai al passato. Il messaggio che passa dall'articolo è che ancora ci sono molte cose da capire, a partire dal perché l'incidenza e la pericolosità del Sars-Cov2 sia maggiore in alcune zone rispetto ad altre.

Coronavirus colpisce di più in alcune zone

L'attuale situazione italiana prevede cori di dissenso da parte di amministratori e politica per qualche scena di movida giovanile che poco si sposa con l'emergenza ancora in atto.

L'allentamento delle restrizioni è stato vissuto quasi come un invito a ritornare alla vecchia quotidianità per una parte dei cittadini. Questo fa temere che, in futuro, si possa assistere ad un nuovo innalzamento della curva del contagio. Alcuni territori, anche in Italia, sono più a rischio di altri.

Maria Rita Gismondo. ad esempio, pone proprio l'accento sul fatto che, a suo avviso, la pandemia non è finita. Un'idea che nasce, come puntualizzato, da situazioni complicate negli Stati Uniti. Allo stesso modo la Francia, dopo aver riaperto le scuole, è stata costretta a chiudere 70 istituti per evitare la propagazione del contagio.

Coronavirus non attenuato secondo Maria Rita Gismondo

La virologa ha segnalato il fatto che c'è l'evidenza secondo cui "il virus colpisce più in alcune regioni che in altre".

Accade un po' ovunque: in Cina dove il 96% dei morti riguarda la regione di Hubei o in Italia dove il 54,8% dei decessi è maturato in Lombardia. E' evidente che la situazione sia migliore rispetto ad un paio di mesi fa, ma Maria Rita Gismondo evidenzia come il sospiro di sollievo sia diverso a seconda delle zone d'Italia.

"Meno profondo - evidenzia - al Nord, dove ancora si registra l'incremento di positivi e decessi, tanto da far temere la necessità di istituire nuove zone rosse". La Gismondo, inoltre, ha inteso puntualizzare come, al momento, non ci sia alcuna prova scientifica del fatto che il virus sia "mutato". A suo avviso, la bontà dei numeri sarebbe rappresentata dal fatto che si stanno ancora cogliendo i frutti del lockdown.

Non ha dubbi, però, sul fatto che l'idea del virus "attenuato" vada ascritta all'albo delle bufale.

Non resta che attendere i prossimi giorni per capire quali saranno gli effetti dell'ulteriore allentamento delle restrizioni partito il 18 maggio e che ha restituito la possibilità di muoversi senza autocertificazioni ai cittadini. I dati diranno molto su quanto potrà accadere a giugno.

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